La sfuriata di Alessandro Marino arriva a pochi minuti dal fischio finale, dopo l’annuncio ufficiale del silenzio stampa imposto dal numero 1 dell’Olbia al tecnico e ai giocatori. Ne ha per tutti, il presidente. “Non mi nascondo, ci metto la faccia, io”.
A questo esordio dai toni soft, fa seguito una requisitoria a 360 gradi. “Questa non è l’Olbia che voglio, anzi è il contrario di ciò che, come società, abbiamo costruito. Inutile ribadire a più riprese che siamo una squadra forte: bisogna dimostrarlo sul campo. E oggi se c’era una squadra forte era la Pergolettese, alla quale faccio i complimenti per l’umiltà e la convinzione con cui è scesa in campo.
Ecco, i nostri avversari – pur non disponendo di nomi altisonanti nella formazione – ci hanno fatto capire in che modo si deve approcciare una partita in questo torneo. Io sono il presidente e non entro nel merito di alchimie tattiche o di moduli di gioco: a me interessa la mentalità con la quale si affrontano le gare e oggi l’Olbia ha rimediato una figuraccia che mi rimarrà impressa nella mente per tanto tempo. E le responsabilità sono di tutti, di tutti lo ripeto”.
Quest’ultima frase del presidente fa capire che nel gabbiotto degli imputati finiscono tutti o quasi (si salva solo Ragatzu, forse), compreso il tecnico Max Canzi che ci ha messo molto del suo, nel giorno di questa clamorosa disfatta. E’ vero che l’Olbia doveva fare i conti con tante assenze (Cocco, Emerson, ma anche Biancu, Doratiotto e Pisano), ma è altrettanto vero che il tecnico dispone di una rosa mai così ampia sotto la presidenza Marino.
In poco più di mezz’ora i lombardi erano sopra di tre gol, con l’Olbia imbambolata, smarrita, incapace di una pur minima reazione. E un imbarazzante Canzi assisteva allo show dei lombardi in piedi, immobile, silente, incapace di trovare il rimedio ai tre schiaffoni. Il suo 3-4-1-2 (Marigosu a ridosso delle due punte Galgano e Udoh, che non l’hanno mai presa) è apparso penoso, irrazionale, frutto di scelte cervellotiche.
Lella regista, Pennington esterno, Dalla Bernardina difensore centrale, Giandonato in panca (a fine gara si è appreso che non stava bene ma allora perché è stato portato in panchina?). Con le assurdità si potrebbe continuare, fermo restando che tutta la squadra è apparsa allo sbando non solo sul piano tecnico.
L’innesto di Ragatzu all’inizio del secondo tempo è stata l’unica nota lieta (ma perché non impiegarlo dal primo minuto, vista l’emergenza?): Daniele, quando ha la palla, sa cosa farne. E’ capace di procurarsi un rigore (deviato in angolo da Guidotti), di segnare dagli undici metri il gol della bandiera (fallo su Pennington), di creare un po’ di scompiglio nella difesa della Pergolettese, che si è presa pure la soddisfazione di siglare il quarto gol in inferiorità numerica.
Insomma, un disastro totale, che ridimensiona l’Olbia e il suo tecnico. “I giocatori vengono presi e pagati e devono incarnare la filosofia della società. Se si continua così – ha ammonito il presidente – assumeremo le decisioni del caso”. Capito?


