GOLFO ARANCI. Arresti domiciliari per Pasquale Serra, il 60enne di Golfo Aranci che lo scorso 2 giugno aveva sparato col fucile subacqueo una fiocina colpendo all’occhio destro Petronela Codreanu, 45 anni, sua dirimpettaia. Il dispositivo è stato firmato ieri dal giudice Catenina Interlandi che ne ha disposto la scarcerazione per motivi di salute “incompatibili con il carcere”.
L’uomo è giunto nel tardo pomeriggio in ambulanza nel cortile della palazzina dove abitava fino al momento dello scontro. “Siamo rimasti scioccati da quello che stava accadendo – commenta Petronela -. Quando abbiamo visto l’ambulanza parcheggiare con la parte posteriore per far scendere colui che mi ha sparato, ci siamo messi a urlare dalla rabbia”.
L’avvocato di Petronela Codreanu, Cristina Mela, si limita a una considerazione: “Laddove i domiciliari fossero stati disposti presso l’abitazione del Serra – come pareva in origine – si sarebbe creata una situazione inammissibile. La collocazione presso altra abitazione attenua in parte le paure della famiglia Codreanu che, comunque, versa in forte stato di apprensione”.
In effetti, solo pensare che Serra potesse ritornare nella casa all’ultimo piano della palazzina che, secondo le indagini della Procura, aveva tentato di far saltare con il gas prima di colpire con con una fiocina la sua dirimpettaia, sarebbe stato quanto meno un azzardo.
“Tutti gli inquilini del palazzo, non solo la mia famiglia, hanno protestato per quello che stava succedendo – aggiunge Petronela -. Per fortuna sono intervenuti i Carabinieri che hanno fermato tutto e dopo aver chiarito come stavano le cose sono andati tutti via”.
Pasquale Serra, come ci hanno comunicato i suoi difensori Pietro Carzedda e Antonia Mele, è stato tradotto ai domiciliari in una casa protetta. Probabilmente da un familiare. La convivenza tra Serra e “i rumeni”, come li chiamavi lui, è sempre stata tumultuosa con minacce e insulti reciproci e, a quanto si vocifera in paese, i rapporti avrebbero potuto degenerare con epiloghi drammatici. E così è successo. Se Petronela è ancora viva è solo questione di fortuna anche se le ferite riportate all’occhio destro sono ancora troppo gravi perché possa recuperare la vista.
“Il fatto che non abiti di fronte a casa nostra non ci tranquillizza per nulla – continua la donna -. Mi chiedo come sia possibile che un uomo accusato di tentato omicidio possa uscire dal carcere e vivere nel mio stesso paese. Io e mio marito abbiamo due figli, uno minorenne. Come posso stare tranquilla dopo tutto quello che abbiamo subito? Anche se ora sembra che stia male, è possibile, una volta riacquistata la salute, che possa scappare dai domiciliari per aggredire me o un mio familiare. Non è giusto, non è così che si difendono i soggetti deboli e le donne. Noi da oggi ritorniamo a vivere nel terrore. Spero che il giudice riveda la sua posizione”.


