Quando ieri sera il suo avvocato gli ha comunicato la sentenza di archiviazione è scoppiato in un pianto liberatorio. Per Marco Messina, 44 anni, indagato per omicidio in seguito alla morte avvenuta in circostanze drammatiche della sua fidanzata Magdalena Monica Jozwiak, 39 anni, polacca, precipitata dall’ultimo piano dell’Hotel Panorama di Olbia, si è chiuso un incubo durato otto mesi. L’archiviazione significa che l’olbiese non ha avuto alcuna responsabilità su quanto accadde lo scorso 15 marzo come, del resto, ha sempre sostenuto fin dal primissimo interrogatorio.
Come si ricorderà il corpo della donna, che tutti chiamavano Sara, era stato trovato quella mattina in via Garibaldi. Il minuzioso lavoro dei Ris di Cagliari ha, dunque, confermato che la 39enne, prima di lasciarsi andare nel vuoto, aveva camminato sul davanzale e, senza alcun intervento esterno, era volata giù dopo aver sbattuto violentemente contro un terrazzino.
“L’esito di questa vicenda giudiziaria è stato accolto positivamente dal mio assistito – dichiara il legale di Marco Messina, Gian Paolo Murrighile -. Ora può dirsi finalmente scagionato dall’accusa di omicidio aggravato della propria compagna. Ciononostante, rimane per lui, come in in quel giorno, il profondo dolore per la sua scomparsa”.
Messina, in effetti, ha sempre sostenuto di amare Magdalena. Per quanto il loro rapporto fosse tormentato anche da denunce e carte bollate, tra i due c’era un amore passionale. Quella sera nella suite dell’Hotel i due avevano progettato una notte di esclusiva intimità.
“In più occasioni nel passato – aggiunge Murrighile – lui l’aveva salvata e sottratta a gesti anche inconsulti. Questa era la loro storia d’amore fatta di passione a volte turbolenta, ma alimentata dal sentimento di una vita insieme per sempre”.

