Povera Olbia, vascello fantasma in un mare agitato, con gli scogli a fior d’acqua. Il naufragio è a poche miglia, se si pensa ai due gol beccati a Lecco e ai quattro pali colpiti dei lariani che non vincevano in casa dello scorso 1° settembre (vittima la Pro Vercelli).
E prima di affrontare l’Olbia, il Lecco deteneva il triste record di squadra che aveva raccolto il minor numero di punti (5 sui 15 totali) di tutta la serie C di fronte al proprio pubblico. Anche in questa trasferta, l’Olbia ha avuto… il merito di far risorgere dalle ceneri un avversario sicuramente abbordabile, nulla a che vedere, per esempio, con la corazzata Monza ammirata al Nespoli una settimana fa.
Quinta sconfitta di fila, dunque, la seconda di Oscar Brevi (“siamo mancati in tutto, così non si va da nessuna parte”, ha ammesso a fine gara) e – quel che è peggio – scarsa capacità di reazione alle avversità della vita, che poi coincide con questo campionato pieno di tribolazioni, erroracci in fase di costruzione della rosa, frustrazioni un tanto al chilo.
Di questo passo – se questa benedetta svolta di cui sentiamo parlare dal 2 settembre (ultima vittoria dei bianchi) non arriverà presto, la permanenza tra i professionisti sarà una chimera. Nessuno (a partire da chi scrive) ovviamente se lo augura, ma al momento non s’intravvede neanche un barlume di speranza di venir fuori da questo inferno.
Brevi ci sta mettendo tutto l’impegno, e tutta la buona volontà, ma anche lui – dopo aver constatato che mancano ancora aggressività e voglia di ribaltare il momento buio – sta trovando le stesse difficoltà emerse durante la gestione Filippi. Difficoltà riconducibili agli evidenti limiti della squadra messa su dal presidente Alessandro Marino.
Accanto alle deficienze di ordine tecnico, pare che siano anche emersi parecchi problemi anche sul piano fisico. Chi sa di calcio, infatti – e ci riferiamo ad alcuni allenatori che hanno seguito l’Olbia, con la speranza di essere ingaggiati al posto del tecnico esonerato di recente – ha verificato che molti titolari dell’Olbia non abbiano gamba, accusino la fatica prima del previsto. Tutto questo va a sommarsi a una condizione psicologica sotto i tacchi, roba mai vista prima d’ora.
Rifugiarsi nel pessimismo, non serve a nulla. Bisogna aspettare le due prossime gare interne (prima della sosta natalizia), per tirare le somme, ma è lampante l’esigenza di rafforzare (davvero) l’organico a gennaio.
Ora arriva questa nota del presidente dell’Olbia Alessandro Marino, furibondo per la prova di Lecco. “È stata una partita indecente – dice – è inutile girarci intorno. La nostra determinazione in campo non può e non deve mai essere inferiore a quella dell’avversario. Nessuno escluso, tutti oggi sono in discussione. Se non si cambia registro nelle prossime due partite, a gennaio in tanti dovranno cercarsi una nuova squadra”. Avvidecci.
L’unica attenuante, dopo l’ennesima batosta rimediata sulle rive del lago, è rappresentata dalle assenze. A parte Valocchia (considerato da Brevi “un titolare senza ombra di dubbio”), infatti, nella settimana che ha preceduto questa gara, c’è stata anche la defezione di Roberto Ogunseye e – seppure in panchina – di Marteen Van der Want. Non si può certo dire che Brevi sia un tecnico fortunato. Nel calcio – come spesso viene segnalato – non esistono controprove, ma le due assenze citate poc’anzi sono “pesanti” e se i due fossero stati in campo contro i lariani, forse un pareggio (sicuramente alla portata dei bianchi) si sarebbe potuto ottenere.
Chi ha assistito alla partita nel canale che ogni domenica trasmette in diretta tutte le gare di C, avrà notato che il telecronista (un po’ moscio, con pause incredibili e scarsissima conoscenza dei giocatori), sul 2-0 per il Lecco, ha fatto un’osservazione giusta: “L’Olbia non pare abbia la voglia e la forza di rimettere in discussione la partita. Il suo è un atteggiamento che dimostra quasi un qualcosa che somiglia alla rassegnazione”. Ecco, se fosse così, se questo atteggiamento venisse confermato domenica scorsa, ci sarebbe molto da preoccuparsi.
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