Olbia 26 gennaio 2026 – Lo stadio Caocci risulta chiuso dal 7 novembre 2023. Da allora, e più in generale da circa tre anni, le società sportive continuano ad allenarsi in condizioni provvisorie, con ricadute sull’attività quotidiana di bambini, ragazzi e tecnici.
Nella lettera inviata da un cittadino si legge che “le società hanno continuato a ‘pazientare’, allenandosi come possibile, arrangiandosi in spazi di fortuna o accettando condizioni che poco hanno a che fare con una pratica sportiva dignitosa”. Nel testo viene richiamata anche una frase attribuita al sindaco Nizzi: “Ci si deve arrangiare”. E la domanda che accompagna la segnalazione: “Ok, ci arrangiamo, ma fino a quando?”
Importanti i numeri dell’intero movimento: “Solo i tesserati delle società di atletica superano le 600 unità, senza contare il settore calcio e il numero complessivo di bambini e ragazzi coinvolti è enorme”. La descrizione delle condizioni attuali è sintetizzata così: “Le condizioni attuali sono facilmente immaginabili: assenza di spogliatoi e servizi igienici, impossibilità per i più piccoli di allenarsi in modo confortevole e sicuro”.
Un ulteriore aspetto riguarda gli spostamenti fuori Olbia per garantire la continuità dell’attività: “Atleti e tecnici sono costretti a ’emigrare’ verso altre località come Arzachena, Oschiri e Berchidda per poter svolgere regolarmente gli allenamenti”. La lettera segnala che alcune specialità richiedono spazi dedicati: “Alcune discipline dell’atletica, come il salto in alto, il salto in lungo e altre ancora, richiedono infatti spazi e strutture adeguati che attualmente a Olbia non sono disponibili”.
Quando nemmeno gli spostamenti sono possibili si è costretti a rinunce: “I ragazzi se non praticano allenamenti specifici per determinate discipline rinunciano. La conseguenza è evidente: ci si trova poi a gareggiare con lacune tecniche importanti, dovute non alla mancanza di impegno o talento, ma all’assenza di un allenamento adeguato e continuativo. Una situazione che penalizza gli atleti, mortifica il lavoro dei tecnici e compromette la crescita sportiva dei giovani”.
Nel documento viene richiamato il peso organizzativo ed economico sulle famiglie: “Tutto questo comporta maggiori costi, tempi di spostamento, difficoltà organizzative e, in molti casi, la rinuncia da parte di ragazzi e famiglie a proseguire l’attività sportiva”. Con un rischio esplicitato: “Una condizione che rischia di allontanare definitivamente molti giovani dallo sport”.
Nel finale, la lettera collega la vicenda al ruolo educativo dell’attività sportiva: “Lo sport dovrebbe essere un presidio educativo e sociale, soprattutto per i più giovani”. E conclude con l’interrogativo sui tempi di riapertura: “La domanda che molti si pongono è semplice: quanto si dovrà ancora attendere prima che lo stadio Caocci torni ad essere fruibile e che venga restituita dignità allo sport cittadino?”



