Le cronache di questi giorni ci hanno fatto conoscere i pericoli del coronavirus e l’amuchina, il disinfettante ritenuto “miracoloso”ma introvabile in tutte le farmacie di Olbia.
Ieri mattina, però, alle 8 e 20 mi ha svegliato un’amica informandomi che in alcuni supermercati era in vendita l’amuchina e davanti alle casse c’erano file interminabili. Mi sono vestito alla svelta e ho fatto visita ai supermercati segnalatimi.
In effetti molte persone in fila parlavano del coronavirus, alcune addirittura raccontavano di avere provato a preparare dei gel disinfettanti in casa il cui esito rimane un mistero e giustamente viene sconsigliato dalle autorità sanitarie regionali preposte al controllo dell’epidemia.
Poche persone presentavano alla cassa pane, pasta, prosciutto, formaggi vari. Tutti a caccia dell’amuchina, tra l’altro venduta con il prezzo leggermente maggiorato rispetto ad alcuni giorni fa.
L’emergenza coronavirus mi è sembrata esagerata, ampliata peraltro da politici impegnati soprattutto a limitare i contagi e non a cercare soluzioni efficaci coinvolgendo gli esperti italiani, ritenuti bravissimi in tutto il mondo. L’approccio nella battaglia contro il coronavirus non è stato giusto, tempestivo, la crisi è dilagata, se si pensa che ogni paziente con il coronavirus trasmette la malattia ad altri due.
In definitiva non basta il successo ottenuto dalle ricercatrici dell’ospedale Sacco, che hanno isolato il virus che ha infettato una parte della Lombardia, spaventano soprattutto le incertezze.
Ecco spiegata, quindi, la caccia all’amuchina: la paura, ingigantita in Italia dai mass media con un’informazione drogata di sensazionalismo fa diventare “miracoloso” anche un semplice disinfettante. Il “si salvi chi può” può dare un pizzico di serenità, senza risolvere il problema. “La paura è più’ pericolosa del virus” sostiene un neurologo milanese. E non può essere sufficiente un banale disinfettante a rasserenare milioni di italiani.


