Un numero ristretto di amici e conoscenti, invitati dal Comitato di San Vittore, si è dato appuntamento sotto gli ulivi centenari vicino alle chiesa campestre dedicata al primo vescovo di Olbia, per la chiusura dei tre giorni di festa. Naturalmente, il sipario per il fine settimana di Santu Ittaru, si è svolto con la consueta grigliata di carne di vitello arrosto innaffiata da corposi vini rossi locali.
Al termine, riassettata la cucina e smontato il grande gazebo centrale, i 31 membri del comitato si sono riuniti all’interno della chiesa per la consegna delle 6 bandiere votive del santo, compreso lo stendardo principale, che saranno inviate, con i soci affidatari, a presenziare le processioni delle feste in calendario per tutto l’anno.
La chiesa di San Vittore detiene il numero maggiore di bandiere ex voto della Gallura. Sono, infatti, oltre 40 i drappi benedetti sorretti da un anima di legno e adornati con i nastri familiari. Il gran numero di bandiere, alcune decisamente antiche, testimonia la profonda fede per il vescovo venerato santo dal Vi secolo nella terra di Fausania, borgo composto dalla popolazione olbiese sfuggita alla devastazione ad opera dei Vandali.

Altra usanza portata avanti dal comitato guidato da oltre 30 anni da Pietrino Idili, è l’affidamento delle bandiere provate. I soci individuano un collega, degno di piena e incondizionata stima, a cui affidare la propria insegna votiva da custodire con attenzione e portare in processione nelle feste dell’agro olbiese a cominciare dalla quella di Plebi che si terrà domenica prossima dopo la cancellazione della settimana scorsa per via del maltempo.

Ma il vero significato della riunione in chiesa di fine festa, che di fatto apre l’organizzazione delle celebrazioni del prossimo anno, sta nel confronto a viso aperto tra i componenti il comitato. Come in una confessione senza veli, a turno, chi ha da lamentare un problema o da stigmatizzare un comportamento non consono nei confronti degli ospiti o tra i soci avvenuto durante la festa, ne parla apertamente davanti a tutti.
E’ un momento particolarmente delicato in cui vengono portati alla luce eventuali incomprensioni o malintesi tra i volontari ma, in linea con i dettami delle sacre scritture, si affrontano, si discutono e istantaneamente si chiudono senza che ne resti traccia.
In fondo, l’armonia che si respira all’interno del coeso comitato al cospetto delle migliaia di ospiti che ogni anno si ritrovano a San Vittore, ha sanissime radici in questo splendido rituale laico. Nulla viene lasciato in sospeso. Nessuna questione viene tenuta in aria con il rischio di rovinare i rapporti. I torti o le accuse di aver offeso qualcuno, non si discutono mai durante la festa. Sarebbe un pessimo esempio per tutti in un ambiente “vigilato” dal santo.
I casi si dibattono, anche in maniera accesa, nella riunione di fine festa, si dirimono e si mette una pietra sopra. Un gran bella usanza tra veri uomini e vere donne di ogni età capaci di chiedere scusa a testa alta e senza alcun falso pudore, che rende la festa di San Vittore, anche per questo, un momento davvero speciale per chi ha la fortuna di viverla intensamente.


