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San Pantaleo ricorda la strage di Milmeggiu, 36 anni senza giustizia

Il 28 agosto 1989 quattordici persone persero la vita intrappolate dalle fiamme: l’incendio fu doloso ma i responsabili non furono mai individuati

Mauro Orrù di Mauro Orrù
29 Agosto 2025 ore 09:53
in Cronaca, Top
Tempo di lettura 2 min.
Gianni Mannucci, con figlia e nipote, trovò la moglie senza vita in una delle auto bruciate. Era responsabile del gruppo antincendio di Porto Cervo.

Gianni Mannucci, con figlia e nipote, trovò la moglie senza vita in una delle auto bruciate. Era responsabile del gruppo antincendio di Porto Cervo.

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Olbia 28 agosto 2025 – Trentasei anni dopo la strage di Milmeggiu, la comunità di San Pantaleo rinnova la memoria di un evento che segnò la Sardegna in maniera indelebile. Il 28 agosto 1989 un incendio doloso, alimentato da un vento che soffiava a circa 120 chilometri orari, trasformò una giornata d’estate in un inferno di fiamme e distruzione.

Quattordici persone, tra donne, uomini e bambini, rimasero intrappolate in una stretta strada senza via di scampo. Nessuno di loro sopravvisse. A salvarsi furono soltanto coloro che riuscirono a sfuggire al rogo e alla morte certa, chiudendosi in casa. Non pioveva da mesi. Le fiamme divamparono con tale rapidità da raggiungere in poco tempo il mare di Portisco, distruggendo ogni cosa lungo il loro percorso.

Nei pressi del punto in cui scoppiò l’incendio furono rinvenute alcune molotov inesplose. Altri ordigni incendiari deflagrarono subito, sprigionando le lingue di fuoco che avrebbero in pochi istanti consumato vite innocenti. Indizi inequivocabili che confermarono la natura dolosa del disastro. Tuttavia, nonostante le indagini e la gravità dei fatti, nessun colpevole venne mai individuato o punito. La strage è rimasta così senza giustizia, lasciando una ferita ancora aperta.

Ogni anno, la comunità di San Pantaleo si raccoglie nel ricordo delle vittime, con cerimonie semplici ma dense di dolore e rispetto. Un rito collettivo che testimonia la volontà di non dimenticare e di tramandare alle nuove generazioni la memoria di chi perse la vita in quella tragedia.

La Sardegna, nel corso dei decenni, ha conosciuto molti incendi dolosi che hanno distrutto ettari di foreste e colpito famiglie e comunità. La strage di Milmeggiu resta però l’episodio più drammatico per il numero di vittime, simbolo di un primato doloroso che vede l’isola tra le regioni più colpite dalle conseguenze degli incendi provocati dall’uomo.

A distanza di 36 anni, assente per problemi di salute, monsignor Pietro Meloni, vescovo che celebrò i funerali senza mai fare mancare la sua vicinanza ai familiari delle vittime e lanciò la scomunica agli assassini, il ricordo delle quattordici vittime (compreso un bambino che sarebbe nato pochi mesi dopo morto con la madre incinta) continua a vivere nel cuore della Gallura. Durante la cerimonia un elicottero dell’antincendio di Porto Cervo ha rilasciato petali di fiori sorvolando l’area. Un monito e un appello costante che ha generato in Italia la Protezione Civile nata dalle ceneri di Milmeggiu.

i morti dell’incendio:

Giuseppe D’Amato, 2 anni
Maria Annunziata Sessa, 30 anni (aspettava un bambino)
Maria Pia Lo Muscio, 51 anni
Filippo Secchia, 10 anni
Barbara Secchia, 16 anni
Paola Vitelli Secchia, 44 anni
Anna Romano, 66 anni
Erica Saris Mannucci, 55 anni
Elisabeth Heinz Hungerer, 38 anni
Helmut Heinz Hungerer, 38 anni
Guido Ardizzone, 63 anni
Giovanni Deiana, 65 anni
Francesca Pileri, 60 anni

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