I tragici fatti che il 18 novembre del 2013 seminarono morte e distruzione in città “possono dirsi unicamente dovuti alla immane portata degli sconvolgimenti meteorologici occorsi. Tutte le condotte degli imputati, debitamente considerate, devono considerasi accomunate dalla circostanza di essere state tenute in un contesto caratterizzato da assoluta eccezionalità”.
E’ questo in estrema sintesi uno degli aspetti conclusivi della sentenza, depositata ieri, del processo in merito all’alluvione del 2013. Come si sa, a fine settembre, tutti gli imputati vennero assolti “perché il fatto non sussiste”: i due sindaci di Olbia e Arzachena, Giovannelli e Ragnedda, i dirigenti Zanda e Palermo, e i funzionari di Comune e Provincia, Budroni e Ferrarese Ceruti.
“Una sentenza totalmente inadeguata – la definisce uno degli avvocati dei familiari delle vittime, Gian Paolo Murrighile -. Le sentenze si rispettano ma ritengo che le motivazioni non colmino il vuoto già emerso nel corso del dibattimento”.
Secondo il legale dei familiari di Patrizia Corona e delle figlioletta Morgana tragicamente scomparse nel fiume di via Belgio, “la sentenza non dà una spiegazione tecnica della mancata allerta che è il fulcro della vicenda”.
Le circa cinquanta pagine dell’atto ripercorrono la storia processuale dei tragici eventi accaduti a Olbia e Arzachena il 18 novembre del 2013. Secondo quanto si evince, distruzione e morti furono prodotti da “un evento meteorologico quale, nella sua distruttiva portata, mai si era verificato in precedenza in tutta la regione” e nei confronti del quale “ciascuno dei soggetti interessati si fosse attivato nell’ambito del proprio ruolo, facendo quanto era umanamente possibile per arginare le conseguenze del fenomeno”.
“Come si può dire che l’evento fosse imprevedibile? – si chiede Murrighile – Il piano di emergenza comunale prevede che si attivino tutte le procedure di allerta. Cosa che non avvenne. Anche per questo l’impugnazione della sentenza si impone come atto giuridicamente dovuto per soccorrere ad una giustizia sino ad oggi negata”. Il tempo per presentare appello è di 45 giorni dal momento della deposizione della sentenza (ieri 22 gennaio).

