★VIDEO★ OLBIA. Un tempo i ponti si costruivano così. Quello di via Galvani ne è un esempio: tre o quattro tubolari in calcestruzzo affondati nel letto del fiume, un massello nella parte superiore e, a chiudere, il manto d’asfalto e il tappo è servito.
Poi vennero le grandi alluvioni e il Paese si dovette adeguare con opere più adatte a rispettare le ondate di piena e i temporali equatoriali. Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate e Olbia comincia a vedere il futuro in totale sicurezza con un progetto di Piano di mitigazione del rischio idraulico che sta per affrontare la Valutazione di Impatto Ambientale.
Per questo motivo, l’amministrazione comunale ha provveduto all’abbattimento del ponticello di via Galvani, uno dei tappi nobilmente definito “opera incongrua” che, insieme alle altre, va eliminato per consentire il passaggio delle acque dalla montagna al mare senza ostacoli.
Il primo ponte ad essere stato abbattuto, in piena emergenza, fu quello di via Vittorio Veneto. A soli due anni dall’alluvione, con un autentico blitz amministrativo, la giunta Giovannelli fece distruggere il ponte di Isticadeddu, tragico protagonista dell’inondazione del quartiere Baratta che pagò in vite umane e distruzioni il prezzo più alto del passaggio del ciclone Cleopatra.
Quel ponte, con le sue fatali arcate, bloccò il passaggio dell’onda di piena con un tappo di alberi e detriti su cui si infranse l’acqua ad altissima velocità. Testimoni parlarono di una colonna alta almeno sei metri. Il ponte si trasformò in una parete invalicabile e, per questo motivo, fu eliminato dopo che, anche nel 2015, nella seconda alluvione, il quartiere di Isticadeddu rimase bloccato da fango e liquidi per la seconda volta.
Il tappo sul Seligheddu non c’è più. Dopo il suo abbattimento, la struttura romantica ma decisamente anacronistica con le sue tre arcate è stata sostituita con un ponte lineare a campata unica e un franco (l’altezza tra il pelo d’acqua e la struttura) a norma di legge.
In via Galvani, invece, il ponte non verrà ricostruito. È stato eliminato e consegnato alla storia urbanistica della città, cresciuta troppo in fretta e allargata al punto da dimenticare il bacino imbrifero naturale della sua splendida piana frequentata e popolata fin da epoca pre-nuragica per la sua fertilità. Fiumi e corsi d’acqua dimenticati, a volte persino tombati, ponti compresi, come il primo di via Vittorio Veneto, per poi pagare un dazio incommensurabile in morti e case distrutte.
Il ponticello di via Galvani non esiste più e il tratto basso della via, verso la Croce Bianca, sarà presto trasformato in un parcheggio per i tantissimi fruitori del parco Fausto Noce. Se poi questo sarà unito al cantiere adiacente di Forestas, come nei vecchi piani del Comune, si vedrà. Per ora si può fare un piccolo brindisi: un tappo è saltato e nessuno lo rimpiangerà. Di seguito il servizio ⬇️


