★VIDEO★ Olbia 13 gennaio 2026 – Un disastro annunciato. A meno di colpi di scena dell’ultima ora, l’Olbia non scenderà in campo al Nespoli contro la Palmese. La squadra bianca ha convocato i giornalisti per annunciare il secondo sciopero di una stagione ormai fuori controllo. Il segnale è netto e arriva dal cuore dello spogliatoio, non dalla dirigenza, perché una dirigenza di fatto non c’è più.
A parlare è Daniele Ragatzu, a nome dell’intero gruppo squadra e dello staff tecnico. “Siamo delusi e rammaricati. Non ce lo meritiamo. Non ci alleniamo perché siamo stanchi di essere presi per i fondelli – dice -. Noi oggi non abbiamo nessun referente. A parte il comitato pro Olbia che ci è sempre stato vicino, ufficialmente non abbiamo nessun rappresentante della società che sembra essersi dissolta”. Parole che fotografano una solitudine totale, non solo sportiva ma anche umana.
I giocatori si sentono presi in giro e lo ripetono più volte. Questa volta però il limite sembra superato. Giovani e giovanissimi, volti tesi, morale a pezzi. Vivono in un limbo che non è più sostenibile. “Molti di noi dovranno lasciare la casa perché nessuno la paga, ci alleniamo in condizioni pietose e alla fine ci tocca una doccia fredda”. È il racconto di una quotidianità che va oltre il calcio e tocca la dignità del lavoro.
Gli spogliatoi del Nespoli parlano da soli. Impianti idraulici a vista, muri segnati dalla muffa, servizi igienici inutilizzabili. Il tempo sembra essersi fermato a decenni fa e nel 2026 l’Olbia si ritrova senza manutenzione, senza cure, senza attenzione. “C’è gente che non prende stipendi da giugno. Tutti noi lavoratori siamo al capolinea”. Non è uno sfogo isolato ma una condizione diffusa.
Nel magazzino la scena è ancora più desolante. Due stender e due soli gruppi di maglie, casa e trasferta. Numeri storti, ritagliati, fissati con lo scotch e applicati a caldo. “Se uno si fa male in campo e si macchia di sangue non abbiamo alcun ricambio. Non ho mai visto una situazione del genere” commenta un magazziniere. È il punto più basso di una gestione che ha lasciato il club senza risorse e senza prospettive.
Magazzino, spogliatoi e campo in pessime condizioni compongono un quadro di decadenza evidente. Non è solo una crisi sportiva ma il fallimento di un sistema. L’Olbia appare al capolinea. Lo spettro del fallimento non è più un’ipotesi astratta ma una realtà concreta con responsabilità precise che affondano le radici nel passato recente, da Alessando Marino agli svizzeri fino al giappobrianzolo Romi Fuke, l’ultimo ad abbandonare la zattera. Di seguito il video:


