★VIDEO★ OLBIA. Salvare l’olbiesità e valorizzare, una volta per tutte, la lingua, senza dimenticare gli aneddoti e tutti gli accadimenti legati a questa città. È da qui che parte il progetto della Consulta Terranoesa, neo costituita associazione culturale locale.
Presieduta da Mario Spanu Babay è composta da altri sei soci fondatori: Simplicio Usai, Manuela Derosas, Antonello Serra, Mario Bua Capitta, Giovannino Degortes e Roberto Mette.
Al Museo, durante la presentazione dell’Associazione, si è parlato di olbiesità, parole e toponimi che caratterizzano il terranoese. Il giornalista Augusto Ditel ha moderato l’incontro.
“Quando le parole non si usano si perdono e non vogliamo che ciò accada – ha dichiarato Mario Spanu Babay -. Il sardo era una lingua compatta agli inizi del quattordicesimo secolo e a chi dice che qui parliamo un sardo bastardo rispondo che tutti parliamo sardo. Fenici, romani, bizantini e greci hanno lasciato qui qualcosa e il mio sardo è migliore del tuo non esiste”.
L’idea della Consulta è quella di coinvolgere gli olbiesi, anche quelli d’adozione, perché, come ha sottolineato Roberto Mette ai nostri microfoni “Olbia è una città che accoglie ed è arrivato il momento che tutti le restituiscano qualcosa”.
All’incontro hanno partecipato la vicesindaca Sabrina Serra, il gruppo folk olbiese e il coro Olbia Folk Ensemble, diretto dal maestro Deriu, che ha eseguito quello che è considerato l’inno della città: S’indattaraiu di Tony Derosas. Abbiamo raccolto le dichiarazioni di tre componenti della Consulta Terranoesa. Di seguito il video ▼


