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Olbia. Parte il Piano Technital. Avviato l’iter per mettere al sicuro la città dalle alluvioni

Il progetto è stato presentato all'Agenzia del distretto idrografico della Sardegna e nei prossimi giorni verrà sottoposto alla procedura di Valutazione di impatto ambientale

Mauro Orrù di Mauro Orrù
16 Novembre 2023 ore 01:55
in Eventi, Top
Tempo di lettura 4 min.
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OLBIA. Si è svolto al museo archeologico di Olbia l’atto formale di presentazione alla cittadinanza del piano di mitigazione del rischio idrogeologico da parte di Simone Venturini, ingegnere della capogruppo Technithal che firma il progetto con altre tre aziende: Beta studio, Politecnica e Metassociati.

I lavori sono stati aperti dal sindaco di Olbia Settimo Nizzi che ha sottolineato l’importanza del progetto: “Il nuovo piano trasformerà la città dopo che il tragico evento del 18 novembre 2013 ha cambiato anche l’approccio alle problematiche ambientali della nostra comunità. Oggi proponiamo alla popolazione quello che secondo noi è il modo migliore per difendere Olbia da eventi catastrofici come il passaggio del ciclone Cleopatra. Si tratta di un progetto nato e portato avanti in assoluta simbiosi con la Regione e in accordo con volontà dei cittadini”.

La lunga e complessa presentazione di Simone Venturini del progetto intitolato “Olbia e le sue acque – Opere di mitigazione del rischio idraulico e recupero del rapporto della città con i suoi fiumi” è partita dall’analisi del territorio della piana di Olbia e si è conclusa con le immagini della nuova città che si affaccerà sui corsi d’acqua, alcuni navigabili con mezzi elettrici, epurati dall’ormai storica e temibile pericolosità.

“Il nostro punto di partenza è marzo 2023 – ha specificato Venturini – vale a dire da quando il Consiglio comunale di Olbia ha adottato il piano di fattibilità. Oggi, a novembre, noi presentiamo il progetto finito. Stamattina lo abbiamo presentato all’Agenzia del distretto idrografico della Sardegna e nei prossimi giorni verrà sottoposto alla procedura di Valutazione di impatto ambientale”.

Concluse le indagini, il progetto di mitigazione del rischio idraulico è diventato una realtà concreta. Da ora in poi si lavorerà per la sua realizzazione a partire dalle fasi che la pubblica amministrazione definisce di “bollinatura”, cioè il superamento delle tante, necessarie, autorizzazioni.

Venturini, al fine di rendere più semplice la presentazione, ha sorvolato sugli aspetti puramente tecnici avvalendosi di immagini proiettate sul grande schermo. Calcoli, sezioni, disegni ma anche video e fotografie del progetto che nel giro di alcuni anni dovrebbe mettere al sicuro la città da eventi alluvionali. La filosofia che ha sempre caratterizzato il Piano Technital è basata su un punto fermo: tenere lontano l’acqua di piena dal centro abitato.

A questo scopo si utilizzeranno due canali scolmatori fuori dalla città. Si tratta di imponenti gallerie larghe fino a 9 metri e alte 7, in parte sotterranee, a circa 40 metri di profondità, ricavate perforando il granito del sottosuolo e in parte a cielo aperto. I due canali avranno il compito di intercettare le acque di piena. Attraverso opere di presa realizzate appositamente i bacini idrografici del Siligheddu, del rio Gadduresu del Paule Longa e altri scaricheranno le acque dolci in eccesso, provocate da piogge estremamente abbondanti, nel mare del golfo attraverso il Padrongianus a sud e il rio Cabu Abbas a nord.

“Il progetto che presentiamo è preliminare ma di fatto è esecutivo – ha detto Venturini -. Noi oggi potremmo darlo alle imprese e realizzare le gallerie”.

Per quanto riguarda la “portata dei canali” l’ingegnere della Tecnithal ha sottolineato che i sei corsi d’acqua che entrano in città, compresi Zozò e San Nicola, passano da 630 a circa 330 metri cubi al secondo. “Con il nostro piano andremo a dimezzare l’acqua che attraverserà la città. Questo significa che, grazie al lavoro degli scolmatori, i canali saranno in grado di contenere la piena senza stravolgerne le attuali sezioni”.

Questo aspetto differenzia in maniera netta il piano Technital dal vecchio piano Mancini. L’esempio è nella foce del Seligheddu, nell’area dell’ex Ponte di ferro. “Il piano precedente prevedeva un allargamento che raddoppiava il suo letto entrando di ben 20 metri lateralmente dentro i terreni dell’Artiglieria dove sono presenti manufatti protetti da vincoli archeologici che non erano stati neppure dichiarati. Nel nostro progetto in quel tratto non è prevista alcuna demolizione”.

La città, dunque, non verrà stravolta perché tutti i corsi d’acqua resteranno più o meno come sono adesso. “Saranno più profondi di circa due metri e il granito che verrà estratto dalle gallerie degli scolmatori verrà in parte utilizzato per le sponde dei canali urbani. Il materiale di scavo degli scolmatori, e parliamo di blocchi di granito, verrà riutilizzato per rifare i canali della città. Si tratta di opere che, anche dal punto di vista estetico, non hanno eguali da nessuna altra parte”.

A proposito del materiare ricavato dagli scavi Venturini ha evidenziato come graniti, sabbie e terre varie verrano integralmente riutilizzate.

“L’Ostello della gioventù sarà demolito e con le terre raccolte riporteremo quella zona depressa al livello stradale per far posto a un grande parco urbano dentro il quale passa anche il raccordo ferroviario verso l’aeroporto già approvato. Una parte dei residui sarà utilizzato per fare i parcheggi del cimitero di Su Lizzu. Un’alta parte dei materiali verrà utilizzata per colmare la cava Ex Piredda, a sud di Spiritu Santu. I sedimenti salati recuperati dalle foci dei canali saranno utilizzati nella discarica di Spiritu Santu mentre il resto sarà conferito nel retro spiaggia di Pittulongu dove ricompariranno le dune e sarà eliminato il muro di calcestruzzo che rasenta l’arenile”.

Per la realizzazione del piano di mitigazione del rischio idraulico (piano Technital) si è passato da circa 150 milioni di euro già previsti agli attuali 250 milioni grazie all’aggiunta di ulteriori 100 milioni di fondi regionali.

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