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Olbia nella morsa dei rifiuti: quando il porta a porta fallisce

La città soffoca tra mastelli abbandonati e servizi inadeguati

Mauro Orrù di Mauro Orrù
2 Agosto 2025 ore 13:32
in Cronaca, Top
Tempo di lettura 5 min.
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Basta una passeggiata per capire tutto. Mastelli rovesciati e abbandonati spalmati dal centro fino alle “vie dei Santi”. Le strade di Olbia raccontano una storia di fallimento che il sindaco Settimo Nizzi non può più ignorare. Lui che ha ammesso in consiglio comunale di essere “preoccupato” per la situazione ma la parola giusta sarebbe “allarmato”.

Perché quello che sta accadendo non è un semplice disservizio. È il crollo di un sistema pensato bene ma realizzato sempre peggio. Il porta a porta rigido che doveva essere la svolta verde si è trasformato nel peggior nemico del decoro urbano. E non parliamo di una crisi passeggera: è un disastro strutturale che sta divorando l’immagine di una “città vetrina” che vive di turismo.

La storia peggiore inizia con l’eliminazione degli ecobox. Quegli impianti non erano perfetti, d’accordo. Ma garantivano una cosa fondamentale: la libertà. Il cittadino poteva conferire quando voleva, come poteva. Adesso? Adesso deve organizzare la sua vita attorno ai mastelli. Chi lavora è spacciato. Chi fa il pendolare pure. Chi ha orari flessibili si arrangia come può. Il risultato è che metà città non riuscirà a stare dietro ai nuovi orari di raccolta e l’altra metà ci proverà…speriamo.

È un cortocircuito sociale che ha creato nuove categorie di cittadini: quelli che ce la fanno e quelli che arrancano. I primi, spesso pensionati o casalinghe, rispettano gli orari e si sentono virtuosi. I secondi, quasi sempre lavoratori, accumulano frustrazioni e si preparano alle sanzioni. Un sistema che divide invece di unire, che penalizza chi produce. Ma bisognava dare un segno di vitalità, non importa se risulta campato in aria.

Ma c’è di peggio. Il porta a porta rigido sta generando l’effetto opposto a quello sperato: più abbandono illegale, non meno. Chi non ce la fa a rispettare gli orari spesso ricorre alla soluzione più semplice: butta dove capita. Povere campagne olbiesi. Un paradosso che trasforma uno strumento nato per la civiltà in un incentivo all’inciviltà.

E la De Vizia? L’azienda ha rinnovato l’appalto appena due anni fa, quando tutto sembrava filare liscio. Adesso arranca, perde personale, si inventa orari cervellotici che sembrano pensati apposta per complicare la vita a chi lavora. Perché è facile rispettare le regole quando hai qualcuno a casa che come un orologio a cucù esce, espone e ritira i mastelli. Ma chi vive da solo e fa orari normali? Chi ha famiglia ma tutti lavorano? Quelli sono fregati.

Non contenta di non riuscire a gestire il servizio, ora la De Vizia chiede anche più soldi. E il Comune come risponde? Semplice: aumenta la Tari fino al 20%. Un capolavoro di logica amministrativa. Il servizio peggiora, i cittadini pagano di più. È come se il ristorante ti servisse un cibo bruciato e poi ti facesse pagare il doppio per il disturbo di dover lavare più a fondo il piatto.

L’azienda che dovrebbe gestire il servizio naviga a vista, cambiando calendari e regole come se stesse sperimentando su una cavia. Non è accettabile che una città capoluogo diventi il laboratorio di prove ed errori che finisce per scaricare i costi del fallimento sui cittadini.

I numeri, poi, dicono tutto. Il porta a porta costa di più in termini di gestione e controllo. Servono più mezzi, più personale, più tempo per coprire lo stesso territorio. E i risultati? Eccoli: rifiuti ovunque, cittadini esasperati, turisti che si fanno un’idea pessima della città già appena scesi dal traghetto. Un autogol economico e d’immagine che si ripercuote su tutta la comunità.

Eppure le soluzioni esistono. Basta guardarsi intorno. San Donà di Piave ha scelto l’intelligenza del sistema misto: porta a porta per organico e secco, cassonetti stradali per carta e plastica. Semplice, efficace, flessibile. Parma ha fatto il salto tecnologico con le isole smart dotate di sensori che monitorano il riempimento così da intervenire quando i rifiuti superano le soglie. Un po’ come sorvegliare i livelli dei fiumi per evitare alluvioni. Perugia ha sperimentato le ecoisole informatizzate accessibili con tessera. Brescia ha mantenuto i cassonetti stradali proprio perché ha capito che ogni città ha le sue specificità.

La tecnologia può essere la chiave di volta. Modena, Trento, Bergamo, Ferrara, Pordenone, Ravenna, Bolzano, Trieste, Reggio Emilia: tutte stanno investendo sui cassonetti intelligenti. Sistemi che tracciano i conferimenti, premiano i virtuosi, sanzionano chi sbaglia. Roba del futuro che potrebbe arrivare anche a Olbia, se solo ci fosse la volontà.

Ma la vera rivoluzione sarebbe pensare la città per zone. Il centro storico meriterebbe ecoisole interrate, invisibili e sempre accessibili. I quartieri residenziali potrebbero mantenere il porta a porta ma con orari più flessibili e notturni. Le zone turistiche avrebbero bisogno di raccolte più frequenti in alta stagione. Ogni area la sua soluzione, ogni problema la sua risposta.

Le ecoisole interrate non sono fantascienza. Amsterdam, nota per la sua attenzione all’innovazione ambientale, le utilizza da anni soprattutto nei nuovi quartieri e nelle aree centrali per il conferimento differenziato dei rifiuti urbani. Stoccolma ha integrato questi sistemi in vari quartieri per ridurre l’impatto visivo e migliorare igiene e tracciabilità. In Italia eccelle Torino che ha testato nove isole ecologiche interrate in cinque aree critiche della città, riservate principalmente ai residenti di grandi condomini dove lo spazio nei cortili è limitato. Il sistema permette il conferimento tramite chiave o tessera, garantendo monitoraggio, controllo accessi e svuotamento automatizzato. Bergamo introdurrà entro giugno 2026 sei ecoisole interrate intelligenti, posizionate in alcune delle principali vie cittadine.

In questo scenario assume particolare valore l’iniziativa dell’opposizione del PD che ha organizzato un dibattito produttivo nella sede di via Danimarca. Finalmente qualcuno che prova a mettere da parte le polemiche sterili per concentrarsi sulle soluzioni. Quando la città soffre, le forze politiche hanno il dovere di collaborare nell’interesse generale. E se dall’incontro usciranno proposte concrete da portare in Consiglio comunale, sarà un piccolo miracolo di maturità politica.

Nizzi, il sindaco che detiene ad interim la delega alla nettezza urbana, non può più nascondersi dietro il dito delle scuse. Ha tutti gli strumenti per cambiare rotta: la delega diretta, il potere di rivedere i contratti, la possibilità di investire in nuove tecnologie. Quello che gli manca è il coraggio di ammettere che l’attuale sistema non funziona più anche se qualcosa gli è sfuggito in un recente Consiglio comunale.

Servirebbe iniziare con un’analisi seria dei flussi di rifiuti per zona, delle zone maggiormente abitate da turisti, degli orari di maggiore produzione, delle esigenze specifiche di ogni quartiere. Poi una sperimentazione graduale di sistemi alternativi, partendo dalle aree più critiche. Infine, un investimento vero nella tecnologia e nella formazione di operatori e cittadini.

L’incontro di via Danimarca potrebbe essere il punto di svolta se saprà produrre proposte tecniche precise, cronoprogrammi realistici, indicazioni di budget. Solo così il Consiglio comunale potrà trasformare le buone intenzioni in delibere operative che cambino davvero le cose.

Non si tratta solo di cambiare mastelli o orari. Si tratta di ripensare completamente l’approccio ai rifiuti urbani, trasformandoli da problema a risorsa. Le città più avanzate d’Europa l’hanno capito: la gestione dei rifiuti è parte integrante della qualità della vita e dell’attrattività turistica.

Olbia ha tutti mezzi, anche quelli economici, per diventare un modello invece di restare un esempio negativo. Ha una posizione geografica strategica, una vocazione turistica consolidata, e diciamolo, anche cittadini che meritano servizi all’altezza visti i costi. Quello che manca è la volontà politica di affrontare il problema alla radice, senza nascondersi dietro le giustificazioni di sempre.

Il tempo delle mezze misure è finito. Ogni giorno perso è un altro giorno di degrado, un’altra occasione sprecata per restituire dignità a una città che ha tutto per brillare. La morsa dei rifiuti si può spezzare ma bisogna agire subito e con determinazione. Perché Olbia, “la città felice” merita molto di più di questa vergogna quotidiana che la sta soffocando.

 

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