OLBIA. Lo scorso 21 novembre gli agenti della Stradale avevano scortato in viale Aldo Moro un furgone carico di marijuana che aveva lasciato nell’aria un odore inconfondibile. In effetti, nelle indagini che hanno seguito l’arresto di uno dei trafficanti fermati a ottobre con 300 kg di marijuana stipata in un camioncino, gli agenti coordinati dal comandante Andrea Migliore, hanno fermato altre due persone ma sono state subito liberate perché i difensori hanno instillato nel PM il dubbio sulla legalità della sostanza.
Il Tribunale di Tempio ha invece convalidato l’arresto per il primo caso riguardante due persone N.I 36 anni e F.B. 32 anni, ritenute responsabili di aver trafficato circa 300 kg di merce spacciata per curativa. In realtà, come hanno accertato i poliziotti della scientifica, il valore del principio attivo di almeno la metà del carico, era decisamente oltre i parametri consentiti e quindi illegale.
In pratica, nello stesso carico, la marijuana illegale era stata mischiata con quella legale. Una situazione che, però, non è sfuggita agli agenti. I due sono finiti in carcere con l’accusa di detenzione e traffico di sostenze stupefacenti.
C’è da chiedersi dove tutta questa sostanza era stata piantata. In questo senso occorre sottolineare che la Sardegna, secondo le statistiche delle Forze dell’Ordine, è la regione d’Italia dove se ne coltiva di più, sia legale che illegale. Per il clima e la composizione del terreno, nonché gli ampi spazi, quasi sempre nascosti alla vista, le coltivazioni sarde rendono meglio delle altre in merito al principio attivo. In pratica lo stesso seme piantato in Sardegna svilupperebbe più principio attivo THC dello stesso seme piantato altrove. L’isola sarebbe, insomma, una specie di paradiso della marijuana.


