Si chiamano “riders”, i fattorini 2.0, coloro che ci portano a casa il pranzo o la cena in poco tempo e a portata di click. Fanno parte di una realtà nuova, che viaggia in parallelo alla velocità di internet, indispensabile per molti soprattutto nell’epoca del covid, in cui si cerca, per quanto possibile, di limitare gli spostamenti.
“Vorrei sensibilizzare i cittadini olbiesi su quello che facciamo – ci dice Giulia (nome di fantasia) -. Da poco ho perso il mio lavoro e ho deciso di buttarmi sulle consegne a domicilio, un fenomeno ormai diffuso qui a Olbia e un’occupazione che mi permette di portare a casa la pagnotta in modo dignitoso. Nonostante la grande autonomia che ti dà, questo impiego porta con sé non poche difficoltà”.
Giulia inizia a lavorare a mezzogiorno. Esce di casa venticinque minuti prima e sale in macchina. “Parto in attesa di un ordine. Possono passare 10 o 20 minuti ma anche un’ora prima che ne arrivi uno. L’importante è mettersi al volante o in sella alla bici, perché l’azienda sa se ti trovi a casa e se non sei in giro non ti passa gli ordini”.
“Correre” è la parola chiave. Dopo aver ricevuto un ordine, infatti, si va di tutta fretta a ritirarlo al locale e si cerca di consegnarlo il prima possibile al cliente, “perchè – dice Giulia – prima chiudi un’ordine e prima sei disponibile per riceverne un altro e quindi, guadagni di più”.
La giovane rider ci spiega che è proprio il cliente a determinare il lavoro. “Alle volte arrivi di fronte al citofono e ti accorgi che non c’è il nome di chi ordina. È questo il momento in cui inizia la parte difficile per noi. Provi più volte a telefonare ma nessuno risponde, probabilmente perché il numero da cui chiamiamo è simile a quello dei call center e la gente non ha tempo da perdere”.
Quando non si riesce a rintracciare il cliente, il fattorino deve procedere con una segnalazione all’azienda. Dopo 15 minuti, l’ordine risulta definitivamente annullato ma il costo viene comunque addebitato al cliente. “Spesso – racconta Giulia – cerchiamo di evitare tale circostanza, aspettando ancora. Per noi, però, aspettare equivale a non prendere altri ordini e quindi a perdere soldi”.
Quando si riesce a finalizzare la consegna il cliente riceve una notifica sul telefono con cui gli viene chiesto di valutare il fattorino. “Proprio perché alle volte facciamo tardi, per cause non a noi imputabili – spiega la ragazza -, ci viene assegnato un parere negativo. Chi ordina, purtroppo, non sa a cosa tutto andiamo incontro con una semplice valutazione sfavorevole”.
Giulia racconta che i riders hanno un punteggio e in base a quello possono prenotare le ore di lavoro su un calendario, ore che crescono in base ai punti acquisiti. “Una recensione negativa abbassa il punteggio di 3 punti e per recuperarli ci vuole almeno un mese di lavoro, tantissimo!
Vorrei fosse chiaro agli olbiesi che noi non siamo obbligati a salire nei condomini e nelle aree private. Non siamo tenuti neppure ad avere in tasca il resto esatto. Molti, però, si lamentano e a me fa male la leggerezza con cui i clienti ci tolgono il lavoro.
Vi assicuro che dover accedere al calendario 15 minuti più tardi della sua apertura significa perdere dalle 10 alle 15 ore di lavoro settimanali. Ogni giorno siamo messi alle strette per la troppa superficialità di chi ci valuta. Il nostro lavoro è già di per sé molto difficile e stressante – conclude Giulia -, non abbiamo bisogno di altri bastoni fra le ruote”.


