Il percorso del Mater Olbia deve andare avanti così come già stabilito e uno stop improvviso non risolverebbe certo i numerosi problemi della sanità pubblica, che abbiamo più volte denunciato e che vanno affrontati con interventi importanti: lo sostiene la Cgil Gallura, evidenziando che si sono rivelate infondate le perplessità emerse di recente in Consiglio regionale, tanto più perché l’attuale maggioranza ha contribuito, insieme a quella diversa della scorsa legislatura, a definire nel tempo il quadro entro cui doveva realizzarsi il nuovo ospedale di Olbia.
La posizione della Cgil gallurese, e di quella sarda, è sempre stata molto chiara, come ribadito anche all’ultimo Comitato Direttivo regionale, in cui si auspicava il rapido avvio del suo accreditamento: come il San Raffaele prima, oggi il Mater Olbia è utilissimo perché offrirà alla Gallura e a tutta la Sardegna elevati standard di assistenza sanitaria e perché i suoi servizi sono integrativi dell’offerta pubblica, colmano carenze storiche nel territorio e aggiungono specialità mancanti, riequilibrandone la dotazione essenziale;
unirà a prestazioni per non acuzie, di cui c’è molto bisogno, attività di ricerca di avanguardia; contribuirà a lenire le lunghe attese degli utenti per visite e prestazioni, portando servizi aggiuntivi i quali non hanno determinato nessuna riduzione dell’offerta pubblica, che nel suo complesso cresce nel territorio e in quelli limitrofi; alleggerirà il peso sul SSR della mobilità passiva, costosissima, per viaggi di cura dei pazienti sardi verso ospedali extraregionali, soprattutto nelle ricche regioni del Nord, richiamando semmai altri pazienti da fuori, soprattutto in considerazione dei notevoli flussi turistici in Gallura.
Certo è che le difficoltà del servizio pubblico vanno comunque superate e, perciò, desta preoccupazione l’allarme lanciato da medici e dirigenti della Fp che le denunciano, sebbene sia evidente che non è il Mater Olbia ad averle causate né ad esasperarle. Serve un piano efficace di riordino dei servizi sanitari nel territorio, dove anche il privato di qualità, cioè che disponga di adeguati requisiti per l’accreditamento nel SSR, contribuisce a realizzare obiettivi di salute pubblica.

