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Il male di stagione è la pareggite!

Redazione di Redazione
23 Ottobre 2019 ore 18:09
in Notizie
Tempo di lettura 3 min.
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Uff, che noia: si rischia di ammalarsi di pareggite. La Dea Eupalla – tanto cara al quel genio di Gianni Brera, che raccontava il calcio con una prosa colta e raffinata – continua a tradire l’Olbia, a digiuno di vittorie dal 2 settembre (nove giornate).

Oggi sembrava fatta: l’eurogol di Doratiotto (il ragazzo ha stoffa) con il quale si era chiuso il primo tempo, arrivato proprio nel periodo di maggior pressione dell’Albinoleffe, sembrava che avesse spezzato l’incantesimo e potesse spianare la strada verso il sorriso e i tre punti. Niente da fare, l’Olbia non ha retto e Gelli ha potuto rimettere in equilibrio la gara, grazie a una botta neanche tanto irresistibile (Crosta non è esente da colpe).

I bianchi – e in particolare il tecnico – hanno recriminato e lo faranno ancora per un po’ a causa di un fallo su Muroni non fischiato dall’arbitro (per la verità non proprio all’altezza) che ha consentito al centrocampista bergamasco di calciare con sicurezza e di pareggiare.

Ora, ammesso e non concesso che la svista arbitrale si sia rivelata determinante per il risultato finale, è proprio necessario fermarsi un attimo e riflettere su un paio di cosette che continuano a non andar bene. La prima: nel primo tempo i lombardi hanno dominato, e lo si può rilevare dal possesso palla oltreché dal numero degli angoli (7-0 alla fine). Il piano tattico del tecnico lombardo era semplice: un 3-5-2 compatto e ordinato, fatto apposta per chiudere gli spazi e ripartire.

Quando l’allenatore Zaffaroni, però, si è accorto che quei due là davanti (Ravasio e Galeandro) facevano tanta fatica a creare fastidi a Crosta, non ha esitato un attimo a spedire a far la doccia la coppia d’attacco per inserire l’ex Kouko e Cori. Mossa decisiva perché a quel punto l’Albinoleffe ha preso coraggio e ha cercato con convinzione sempre maggiore di riequilibrare il match. Cosa che è avvenuta regolarmente, senza troppo strafare.

A proposito di scelte tecniche, non si può rimanere stupefatti dalle sostituzioni di Filippi dopo un quarto d’ora dall’inizio del secondo tempo. Vada per Mastino al posto Pisano (pare fosse affaticato dalla battaglia sul campo di pallanuoto di Gozzano), ma non è apparsa felice la decisone di togliere Parigi e soprattutto un ottimo Doratiotto (al suo posto Manca!!!), fermo restando che pareva quanto mai opportuno dare a Ogunseye di svolgere il suo lavoro (clamorosa la parata di Savigni sulla sua conclusione, a tempo scaduto).

Tantopiù che, per la prima volta, Filippi ha sperimentato un 4-3-3 spurio che prevedeva Vallocchia punta esterna quando l’Olbia era in possesso di palla e lo stesso calciatore di Rieti trequartista nel canonico 4-3-1-2, nella fase di non possesso. Si dirà che è tutta colpa del turnover. La spiegazione non convince: forse ha prevalso la presunzione di supporre che il risultato fosse già stato acquisito e dunque i cambi non lo avrebbero modificato per nessuna ragione al mondo. Ma diamine: al fischio finale mancava ancora più di mezzora. Avvidecci.


Sfotticchiato dai cronisti, che spesso gli hanno chiesto come mai fosse così innamorato del 4-3-1-2, Michele Filippi ha stupito tutti presentando un’Olbia “double face”, ovvero con due sistemi di gioco che hanno convissuto nella stessa partita. Nella fase di possesso palla, infatti, Vallocchia ha svolto i compiti di punta esterna, ruolo che – come ha precisato lo stesso tecnico in conferenza stampa – il giocatore di Rieti ha svolto prima del suo approdo in Sardegna. Lo stesso Vallocchia, diligentemente, tornava al suo posto nell’amartissimo rombo (4-3-1-2) quando ad attaccare era la squadra bergamasca.
Esperimento molto interessante, da promuovere. Certo, va ripetuto e riproposto fino alla completa assimilazione, ma in prospettiva può dare risultati incoraggianti, per due ragioni: l’Olbia può (finalmente) diventare imprevedibile e dunque l’avversario può perdere l’orientamento e…i punti in palio.


Se è vero che nel calcio bisogna ragionare anche in funzione del numero di partite da giocare in pochi giorni (tre in una settimana, dopo la battaglia nel pantano di Gozzano, domenica scorsa), le sostituzioni decise da Filippi al 15’ del secondo tempo sono apparse ingiustificate. Tre cambi, addirittura. Il più incomprensibile è apparso quello di Doratiotto (autore di un gol splendido) per Manca (!). In quel momento mancava ancora più di mezzora al fischio finale e sarebbe stato più saggio spalmare i tre campi in un arco di tempo maggiore, senza farsi prendere dalla frenesia. E soprattutto senza compiere quello che è sembrato un peccato di presunzione, visto che l’Olbia si trovava in vantaggio. Prendersela con l’arbitro (il pisano Emmanuele ha mostrato più di una lacuna), e addossare solo al suo mancato fischio per il fallo su Muroni, che ha consegnato la palla a Gelli per il pareggio è troppo. Le responsabilità vanno divise.


L’OLBIA IN CIFRE

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