Nessuno l’ha detto ma la decisione di oggi ha valenza storica. Con 18 voti favorevoli, 4 contrari e 1 astenuto il Consiglio comunale ha dato il via libera (previa ordinanza del sindaco prevista per domani) alla consultazione referendaria che si terrà in concomitanza con le elezioni regionali: il 24 febbraio 2019.
Con la presa d’atto dell’assemblea civica di oggi i cittadini, per la prima volta nella storia di Olbia, saranno chiamati a pronunciarsi con un segno di matita sul Sì o sul No. Il quesito sul piano di mitigazione del rischio idraulico, anticipato questa mattina da Olbianova, è stato al centro del dibattito della riunione odierna. Il referendum avrà esclusivamente un valore consultivo.
«Pensiamo che un referendum consultivo per una questione di vitale importanza della nostra città – ha detto il sindaco Settimo Nizzi aprendo i lavori del Consiglio comunale -. La nostra posizione è netta: fuori l’acqua da Olbia e per questo non siamo d’accordo alla messa in opera del Piano Mancini. Noi non vogliamo nessuna vasca di laminazione.
Il problema dei costi non c’è – ha ribadito il sindaco -. Il nuovo progetto costa 156 milioni con una canna (scolmatore) mentre con due canne costerebbe 206 milioni. Spero che la città possa dotarsi di quei 50 milioni di differenza per arrivare alla definitiva difesa di Olbia dal rischio idrogeologico»
Nizzi, giunto in aula da Cagliari dove il Consiglio regionale sta discutendo la legge sulla provincia del Nord Est, ha poi letto le motivazione istituzionali che hanno portato all’adozione del referendum da parte della maggioranza.
«Il cittadino in realtà non decide nulla – dice Rino Piccinnu (PD) -. Il «Crash» (Dam Break, crollo, ndr) della vasca di laminazione presentata in Consiglio in maniera fraudolenta (termine fa arrabbiare il sindaco con conseguente battibecco tra i due), non è diverso da quello della vasca prevista nel Piano Technital. Personalmente non andrò a votare questo referendum.»
«Trovo il quesito non chiaro – dichiara il civico Davide Bacciu. Questo infatti esprime già un giudizio nel merito. Quando si dice nel testo «Sei favorevole affinché l’Amministrazione Comunale di Olbia ponga in essere ogni iniziativa di propria competenza, politica, tecnico-amministrativa, per chiedere alla Regione Sardegna di ritirare il cosiddetto «Piano Mancini» e sostituirlo con un progetto sostenibile e compatibile con l’assetto urbano consolidato della città di Olbia? Si dà, in realtà, ai cittadini un’indicazione precisa sostenendo che il Piano non è compatibile. Dunque il quesito è ambiguo».
Per Alessandro Altana (FI) «non possiamo impedire ai cittadini di esprimere il loro libero parere. Il diritto di incidere sulla vita amministrativa della città da parte della popolazione è importante. Non si tratta di essere esperti in materia idraulica ma di esprimere il proprio parere».
«Oggi – interviene Valentina Mellino (PO) siamo chiamati ad esprimere un’opinione sul referendum anche se nel giugno 2016, con il voto alla giunta Nizzi, la città si era già espressa. Siamo per il confronto con i cittadini e dunque favorevoli al referendum»
«Valencia dopo la tragica alluvione del 1957 ci ha messo vent’anni a decidere – dice Mario Altana (PO). Nel 1960 Olbia fece la scelta di non avviare l’industria petrolchimica e di questo siamo felici ancora oggi. La decisione sul piano di mitigazione del rischio fu presa in piena emergenza. Eppure città come Verona e Genova, alla fine, hanno fatto scelte simili a quella proposta dall’ing. Simone Venturini. Il referendum è importante per avere una risposta vera da parte della gente.»
«Dopo 50 anni di canali tombati, aree demaniali scomparse, arriva il reset dell’alluvione – interviene Roberto Ferianaio (M5S) -. Il progetto Mancini è stato adottato sull’onda dell’emotività. Con la nuova amministrazione arriva un altro progetto. Ai cittadini tiriamo la giacchetta prima da una parte poi dall’altra. Il Progetto Technital è stato proposto come osservazione al Mancini ed è giusto che la regione approfondisca. Con il referendum, invece, siamo davanti a un processo molto importante. I cittadini, però, devono essere messi al corrente prima che le decisione siano prese, non dopo come in questo caso.»
«Andiamo verso il 6° anno dalla tragica alluvioni – dice Ivana Russu (PD) -. Noi quando abbiamo governato abbiamo preso una decisione nell’interesse collettivo. Gli amministratori sono obbligati a decidere. Oggi, deve essere chiaro, noi non stiamo esprimendo un giudizio sulla sicurezza della città. Noi stiamo chiedendo ai cittadini di esprimersi su un atto che di fatto non c’è. Il Piano Technital è un’osservazione, non c’è altro. Quindi il quesito è vago e inopportuno. E’ un errore anche accorpare un referendum alle elezioni regionali (24 febbraio 2019, ndr). Sarà solo una prova politica di forza.»
Per Pietro Carzedda (FI) in passato i referendum (petrolchimico e passaggi a livello) non si potevano portare a termine perché la legge non lo permetteva. «Oggi, invece, si sono gli strumenti e possiamo farlo. Il Piano Mancini è devastante per la città. Se il referendum fosse stato fatto prima della decisione non saremo arrivati a questo punto. Sulla scorta della realtà andiamo avanti nell’interesse della città.»
«Abbiamo la necessità non di dare una prova di forza politica – dice Bastianino Monni (PO) – ma di ascoltare l’idea precisa della gente, per questo il risultato del referendum è importante»


