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Il comune di Olbia vuole far sparire il porticciolo sociale della Sacra Famiglia

Una sentenza del Tar cancella moli e barche, amarezza e rabbia tra i soci della marina

Mauro Orrù di Mauro Orrù
24 Ottobre 2025 ore 14:28
in Cronaca, Top
Tempo di lettura 3 min.
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Olbia 24 ottobre 2025 – Il porticciolo sociale della Sacra Famiglia rischia di scomparire per sempre. Una recente sentenza del Tribunale amministrativo della Sardegna e un’ordinanza del Consiglio di Stato hanno stabilito che l’insediamento di piccoli gozzi e chiattini, sorto oltre dieci anni fa, deve essere smantellato. Una decisione che, secondo i giudici, trova giustificazione nel presunto impatto dell’area sulle attività di birdwatching e sulla pista ciclabile adiacente.

Per l’ASD Marina Sacra Famiglia, che da anni gestisce l’area con spirito volontaristico e a proprie spese, la sentenza rappresenta un duro colpo. “Siamo veramente amareggiati per la piega che ha preso questa vicenda – dice Giovanni Brocca, presidente dell’associazione -. Prima ci avevano dato assicurazioni che il porticciolo sociale sarebbe rimasto, poi da un momento all’altro ci siamo ritrovati completamente fuori. Non ci aspettavamo un simile epilogo dopo tutto quello che abbiamo fatto per riqualificare e mantenere in vita questa zona”.

La piccola marina, nata su iniziativa dell’ex direttore marittimo Nunzio Martello, aveva come obiettivo quello di restituire dignità a un’area abbandonata e degradata. In cambio della bonifica, l’associazione aveva ottenuto la possibilità di utilizzare alcuni spazi per l’ormeggio di imbarcazioni di piccolo cabotaggio, in linea con il modello già sperimentato nella Marina di Tilibbas.

“Ci accusano di rovinare la pista ciclabile con il nostro passaggio a piedi – aggiunge Brocca -, ma è assurdo. Noi, invece, puliamo, custodiamo e tuteliamo l’area anche dai campeggiatori abusivi che arrivano ogni estate e non solo. È un paradosso: proprio noi, che garantiamo decoro e sicurezza, veniamo trattati come un problema da eliminare”.

Alla Marina di Sacra Famiglia sono iscritti circa 140 soci per 120 imbarcazioni, quasi tutte di piccole dimensioni. “La nostra è una marina sociale. Non possiamo permetterci i costi dei grandi porti. Abbiamo speso oltre 450 mila euro per rifare i pontili e ora dobbiamo smantellare tutto a nostre spese. Tutto questo è profondamente ingiusto. La nostra marina disturba l’avifauna? E allora perché realizzare un parco giochi, un chiosco bar e tutto il resto che sta nascendo nella stessa area?”.

Il dispiacere è accompagnato da una sensazione di abbandono. Nei nuovi piani del Comune sembra che l’area destinata alla nautica sia posizionata un centinaio di metri prima. “Noi stessi abbiamo chiesto uno spostamento per trovare una soluzione condivisa, semplice e sostenibile ma non abbiamo mai ricevuto risposta. È come se non volessero ascoltarci”.

I soci ricordano come la Marina sia nata per favorire la nautica popolare e offrire un approdo accessibile a chi non dispone di grandi risorse. “Siamo cittadini olbiesi, il sindaco è anche il nostro primo cittadino e noi non costiamo nulla alla collettività. Paghiamo tutto: concessioni, manutenzione, pulizie. Quell’area l’abbiamo sempre mantenuta in ordine, anche se non era di nostra competenza”.

Il rischio reale è che l’intera struttura venga smantellata, cancellando per sempre un’esperienza di partecipazione e solidarietà che ha rappresentato per molti piccoli diportisti un punto di riferimento. “Muore la nautica sociale – dicono i soci -. Cosa diremo ai nostri iscritti? Riprendetevi la vostra barchetta e andate via? È una sconfitta per tutta la città, non solo per noi. Nessuno ci ha difeso, al di là delle pacche sulle spalle. Siamo offesi, delusi e profondamente amareggiati”.

Alla delusione si aggiunge la preoccupazione per il futuro di chi frequentava la marina. “Non si tratta solo di barche – conclude Brocca – ma di una comunità di persone che ha trovato qui uno spazio di condivisione e amicizia. Ora ci chiediamo dove potremo andare e se a Olbia ci sarà ancora posto per la nautica sociale, quella fatta di passione e sacrificio, non di interessi economici”.

 

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