Leandro, un nome originale, intanto. Se vai a cercarne l’origine, t’imbatti in Grecia e lui, di cognome, fa proprio Greco. Se vuoi conoscerne il significato, scopri che vuol dire “uomo che appartiene al suo popolo”. Micamale, come primissimo identikit del nuovo condottiero dell’Olbia che stamane – in punta di piedi, senza strafare o indossare i panni del figo – si è presentato alla città, attraverso una conferenza stampa molto affollata (c’erano anche i nuovi sponsor AeroItalia e Doreca) e, tutto sommato, divertente.
Leandro Greco è un tecnico giovanissimo, profeta del 4-3-3: tra pochi giorni (il 19) spegnerà 37 candeline, e offrirà un fetta di torta a tutta la squadra in quel di Buddusò, sede diventata ormai classica del ritiro precampionato, per poi presentarsi al “Nespoli” il 21 contro il Cagliari. Anche lui appartiene alla schiera di allenatori-scommessa, su cui, nella storia del club, con diverse gestioni, si è puntato e investito.
Questo infatti è il suo primo anno da tecnico professionista (fino all’anno scorso era il secondo di Bisoli, con il Sudtirol) e l’augurio che possa fare bene come hanno fatto Franco Colomba (storico il suo record di cinque vittorie di fila, all’inizio del suo primo campionato da prof), ma anche Michele Mignani (che ha sfiorato la promozione in serie A, nella partitissima contro il Cagliari) e dello stesso Massimiliano Canzi (l’ex secondo di Walter Zenga, è arrivato allo storico traguardo dei play off con l’Olbia e un torneo-monstre con il Pontedera).
Leandro Greco non è apparso spaventato dal fatto che sia un neofita della panchina.
La paura non gli appartiene, e cita addirittura una frase di Giovanni Falcone: ha scelto Olbia perché – come ha sottolineato il presidente Alessandro Marino – ha trovato il vocabolo giusto per celebrare questo matrimonio: la parola magica è sacrificio. E bisognerà farne parecchi, di sacrifici, nel torneo che verrà, quale che sia il girone dell’Olbia (secondo Marino, che è consigliere federale, i bianchi non dovrebbero finire in quello meridionale, come molti ipotizzano). Le squadre si attrezzano sempre meglio e l’Olbia non potrà distrarsi un attimo per essere competitiva.
Leandro Greco (che da quando ha appeso gli scarpini al chiodo, non ha più giocato per concentrarsi al massimo sul ruolo di allenatore) è sbarcato in Sardegna dopo aver fatto indigestione di partite giocate dall’Olbia l’anno passato e di aver vivisezionato i singoli elementi della rosa, sulla quale il direttore Tomaso Tatti sta ancora lavorando per migliorarla.
Leandro Greco era un ottimo centrocampista, e – come lui ha sottolineato, a domanda del sottoscritto – ha avuto la fortuna di essere guidato da molti tecnici piuttosto bravi, ai quali si ispira: Spalletti, Luis Enrique (“mi ha aperto la testa per il gioco del calcio”), Gasperini e Stroppa. Un cocktail niente male per un.. Greco, un uomo che appartiene al popolo” (bianco).


