«Air Italy è sotto monitoraggio da parte del sottoscritto e del ministero perché ha ricevuto aiuti con soldi pubblici». Parole pronunciate a Cagliari con estrema leggerezza dal ministro dei Trasporti pentastellato Danilo Toninelli. E paventando lo spettro di un eventuale abbandono della Sardegna da parte della compagnia aveva aggiunto: «Se vengono dati degli aiuti, giusti, per mantenere in vita una compagnia importante con tanti lavoratori sardi non si può neanche lontanamente pensare a una delocalizzazione per motivi di convenienza della compagnia».
Ora, senza minimamente aver intenzione di spezzare una lancia nei confronti di Air Italy i cui manager sono stati incapaci di dialogare persino con i vertici della Regione nelle figure del governatore Pigliaru e dell’assessore Careddu, è probabile che il ministro abbia confuso, come dicono in maniera più efficace a Sassari, “volatili con fischi di treno“.
Tentare di spacciare l’ex Meridiana per una compagnia aiutata dallo Stato è quanto di più mendace si possa anche solo immaginare, figuriamoci se poi a sostenerlo è un ministro di punta del governo. A Toninelli occorrerebbe che qualcuno gli ricordasse quanto accaduto ad Alitalia, non certo ad Air Italy, soltanto negli ultimi due anni con il famosissimo prestito ponte, l’unica tipologia di veri aiuti di Stato prevista dalla Comunità Europea. Ma forse il nostro ministro era distratto quando per giunta lievitò da 600 a 900 milioni, briciole che servivano a coprire solo sei mesi di gestione visto che la compagnia di bandiera imbarcava aria da tutte le parti.
Non occorre andare a disturbare grandi analisti economici avvezzi a leggere i bilanci come fossero giornalini di Topolino per ricordare le peripezie industriali di una compagnia nata nel primo dopoguerra e quotata in borsa solo negli anni “90 e con risultati nettamente insoddisfacenti. Per sopravvivere Alitalia non è mai stata capace di camminare sulle proprie gambe, esattamente il contrario del vettore fondato, sostenuto e strapagato dal principe Karim.
I vani tentativi di fusione con KLM e poi sempre il governo in campo che entra in una trattativa privata con Air France diventata nel frattempo padrona della stessa KLM, l’intervento di risvegliare l’amore per la patria di Berlusconi alla ricerca di finanziatori italiani salvo poi battere ritirata. Per non parlare del successivo fallimento controllato, la trasformazione in CAI (Compagnia Aerea Italiana) guidata da Colaninno che rileva la parte sana per solo 300 milioni mentre il passivo di oltre due miliardi diventa debito di Stato e via discorrendo.
Ciononostante Toninelli parla di aiuti di Stato a Air Italy ma ci crede solo lui come avvenne per “Tunnel del Brennero”. Che tristezza. Persino Air Italy, dopo le uscite di Cagliari aveva sottolineato di non aver mai “beneficiato di finanziamenti pubblici, mentre il vettore risultato primo nella graduatoria per l’assegnazione delle due rotte fra Olbia, Milano Linate e Roma Fiumicino è in Amministrazione Straordinaria e beneficia di un prestito concesso dallo Stato Italiano pari a 900 milioni di euro, senza contare i finanziamenti miliardari versati nelle casse della ex compagnia di bandiera negli ultimi dieci anni”.
Morale: ci volevano le uscite di Toninelli a rendere un pò meno antipatica Air Italy.


