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Giustizia, confronto acceso al Museo Archeologico di Olbia

 Pubblico numeroso per il dibattito sul referendum tra sostenitori e contrari alla riforma

Mauro Orrù di Mauro Orrù
14 Febbraio 2026 ore 13:34
in Eventi, Top
Tempo di lettura 3 min.
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Olbia 14 febbraio 2026 – Museo Archeologico gremito per il confronto sul quesito referendario in materia di Giustizia. In sala relatori di primo piano e un pubblico attento che ha seguito per oltre due ore un dibattito serrato tra le ragioni del Sì e quelle del No del quesito referendario del 22 e 23 marzo prossimi.

L’incontro ha messo a confronto due visioni contrapposte del sistema giudiziario. Da una parte chi sostiene che la riforma possa rafforzare il principio della parità delle armi tra accusa e difesa e rendere più equilibrato il funzionamento della macchina giudiziaria. Una posizione condivisa da parte dell’avvocatura e da una componente politica che ritiene necessario intervenire sull’assetto attuale per garantire maggiori garanzie nel processo.

Dall’altra chi evidenzia le criticità del testo e teme che le modifiche possano non produrre benefici concreti per il sistema Giustizia. Secondo questa impostazione la riforma non aggiungerebbe strumenti realmente efficaci e rischierebbe di incidere sugli equilibri complessivi dell’ordinamento.

Nel corso del confronto sono emersi anche alcuni punti di convergenza. È stato riconosciuto che il tema presenta aspetti delicati e che la riforma contiene profili problematici. Le divergenze riguardano soprattutto la valutazione dell’impatto complessivo e delle ricadute sull’autonomia della magistratura.

A fine dibattito, durato circa quattro ore,  Luigi Patronaggio, procuratore generale di Cagliari ha dichiarato: “Intanto devo dare atto agli organizzatori che hanno messo in piedi un convegno con molte voci che si sono confrontate, talvolta anche con toni aspri, e comunque fa parte del confronto. Sono due visioni differenti del mondo giudiziario che si confrontano. Dal mio punto di vista spero che da questo referendum la magistratura non esca né delegittimata né ridimensionata e che possa continuare ad operare con autonomia e indipendenza, qualunque risultato esca dal referendum, perché l’importante è dialogare, confrontarsi con la massima onestà intellettuale e politica”.

Soddisfazione è stata espressa anche da Gregorio Capasso, procuratore della Repubblica di Tempio Pausania: “È un orgoglio per noi, una procura di piccole dimensioni come la procura di Tempio Pausania che ha organizzato un evento del genere con relatori di grande livello. Insomma, credo sia un caso unico nel panorama nazionale. Quindi noi, sganciati da ogni associazionismo, abbiamo dato corpo e voce a tutte le tesi pro e contro eh la riforma”.

E ha aggiunto: “È emerso che ci sono alcuni punti dibattuti su cui sono tutti d’accordo, cioè che questa riforma sicuramente presenta delle criticità. Poi chiaramente si fa una scelta di campo e si dice. Questa riforma dovrebbe dare, almeno questo è il presupposto referendario, a dare un qualcosa in più al sistema giustizia e soprattutto alla parità delle armi come sostiene l’avvocatura e anche una certa parte politica . Dall’altra parte però si ritiene che invece questa riforma non sia funzionale. Vedremo gli elettori cosa diranno”.

Hanno partecipato al confronto Gregorio Capasso, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Tempio Pausania, organizzatore dell’evento; Carlo Selis, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Tempio Pausania; Alessandra Cocco, presidente della Camera Penale della Gallura; Luigi Patronaggio, procuratore generale presso la Corte di Appello di Cagliari; Francesco Paolo Sisto (In collegamento Teams), vice ministro della Giustizia; Federico Cafiero De Raho, vicepresidente della Commissione Giustizia e della Commissione Antimafia della Camera dei Deputati; Antonio Di Pietro (In collegamento Teams), ex magistrato e membro del comitato “Si separa” della Fondazione Einaudi; Claudio Galoppi, consigliere presso la Corte d’Appello di Milano; Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane; Nicolò Zanon, docente di diritto costituzionale all’Università di Milano; Gaetano Bono, sostituto procuratore presso la Procura generale della Corte di Appello di Caltanissetta e Marco Travaglio (In collegamento Teams) direttore de Il Fatto Quotidiano.

 

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