★VIDEO★ “Al telefono sono tutti disponibili ma quando ci presentiamo non ci vogliono più”. È una storia che va avanti da due anni. Fadila Seferovic con marito e dieci figli vive a Olbia la sua vita sospesa a metà. Da una parte litigava con i connazionali del campo rom, dai quali si è dissociata da tempo, specie quando bruciavano i rifiuti (ha un figlio con problemi respiratori) ma non si sente neanche accettata dalla comunità olbiese che le rifiuta sistematicamente di affittarle una casa per la sua famiglia. E poi al sindaco rivela: “Questo caos di rifiuti è cresciuto in pochi mesi. La colpa è di chi la lascito il campo rom”.
Nessuno li vuole. Eppure i dieci figli di Fadila vanno tutti a scuola, parlano un italiano perfetto persino con marcato accento olbiese, il marito lavora, vestono all’occidentale, ma non fanno neanche in tempo a vedere la casa che tutti al telefono le promettono. Perché quando si presenta gli appartamenti svaniscono come d’incanto. La verità è che a Olbia “non ci sono case per gli zingari – dice con amarezza Fadila -. Più passa il tempo e più la possibilità di vivere una vita normale si allontana”.
Dopo l’intervista Fadila parla con il sindaco Nizzi e rivela un aspetto inedito. Racconta che la discarica nel campo rom è cresciuta negli ultimi mesi. Da quando la comunità europea ha diffuso il diktat della chiusura dei campi rom “la maggior parte se n’è andata. Da qual momento ha riempito il campo di rifiuti. Loro non ci abitano più e dunque hanno usato tutto questo spazio per scaricare tutto quello che trovavano e chi affidavano”.
Quella di Fadila è una dichiarazione importante che può cambiare la storia dell’intera questione “discarica” al campo rom. L’aumento considerevole dei rifiuti, secondo quanto sostiene Fadila Seferovic, non sarebbe, quindi un vecchio malcostume, ma una storia recente. A questo punto i responsabili potrebbero essere facilmente individuati e, se fosse accertata la responsabilità, potrebbero scattare nei loro confronti pene severissime. Di seguito il video:

