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Dopo la variante del PAI: “Sette anni per un progetto esecutivo non sono tempi tollerabili”

Il PD: "Varianti, modifiche ed alternative progettuali ad oggi sono costate diversi milioni di euro".

Redazione di Redazione
29 Settembre 2023 ore 17:13
in Politica
Tempo di lettura 3 min.
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Al Consiglio comunale dello scorso mercoledì è tornata in scena l’ennesima “adozione di aggiornamento allo studio di assetto idrogeologico”. È la premessa di una nota stampa inviata dalla segreteria del Partito Democratico cittadino.

“Dopo sette anni di continuità amministrativa – si legge nella nota – dal 2016 ad oggi, ciò che ci viene consegnato è la certezza dell’ennesimo aggiornamento al PAI e, di conseguenza, alla pianta del rischio idrogeologico in città, unitamente alla classificazione delle aree soggette a rischio idraulico.

Correva l’anno 2013 quando la Regione impose di produrre una piantina delle aree allagate denominata successivamente “perimetrazione speditiva del rischio”. Venne prodotta a due mesi dall’alluvione dietro solerte sollecitazione degli enti regionali preposti. L’ultimo aggiornamento della succitata perimetrazione venne presentato in consiglio dalla medesima maggioranza comunale odierna nel 2022.

In sette anni, quindi, prendiamo atto del citato aggiornamento al PAI e di diversi milioni di euro stanziati a beneficio degli studi preliminari e delle progettazioni esecutive (incluse le ripetute modifiche progettuali del “piano Venturini”), ma ancora nessuna certezza di realizzazione delle stesse, nessuna certezza sui tempi, nessuna pronuncia o determinazione favorevole finale da parte dell’Autorità regionale competente che sancisca la definitiva chiusura dell’iter burocratico, la stessa Autorità che in sede di valutazione di impatto ambientale cestinò la soluzione adottata nel 2015.

Ebbene, quale sia il motivo degli annunci trionfalistici a dieci anni dall’evento non è dato saperlo. Così come non è dato sapere il motivo delle continue e insopportabili denigrazioni verbali del primo cittadino indirizzate a chi, legittimamente a dieci anni dall’evento catastrofico, dissente dalla sua condotta politico/amministrativa.

Dopo una serie infinita di scontri senza riserve, sia in ambito consiliare che sociale, tutta la politica avrebbe dovuto esercitare ben altro ruolo, soprattutto la politica deputata al governo del territorio”.

Nello specifico delle opere di mitigazione del rischio idraulico la segreteria del PD aggiunge: “Per una radicale convinzione che ha sancito la vittoria di una compagine politica, negli ultimi anni sono state presentate alla città una serie di opzioni alternative alle odiate vasche di laminazione, sono stati descritti scenari apocalittici e create all’uopo video simulazioni di tragici incidenti; l’obiettivo di tenere alta la tensione e consolidare il consenso è stato evidentemente raggiunto. Ma la realtà è che ancora oggi, stante la votazione in consiglio, prendiamo atto che la soluzione alternativa delle opere finalizzate alla tutela del rischio sarà nuovamente soggetta a modifiche e perfezionamenti e che per la sua effettiva realizzazione non saranno sufficienti ulteriori dieci anni (non ne sono bastati sette per progettarla su carta).

Per tutelare la città infatti l’amministrazione propone un interessante sistema di canali scolmatori, ancora presenta un’opzione di vasche di laminazione che, non a caso, nella moltitudine dei comuni italiani, rimane una soluzione privilegiata ed infine propone chilometriche gallerie sotterranee per reindirizzare enormi masse d’acqua, gallerie interrate che come già rilevato, per via di blocchi granitici sotterranei e falde freatiche, saranno soggette a lievitazione di costi e di tempi di realizzazione. È evidente che la soluzione perfetta in un contesto geomorfologico ed urbano come quello in cui viviamo sia verosimilmente impossibile da raggiungere. La città è cresciuta, in determinati contesti pur senza volontarietà è cresciuta male, ma solo da pochi anni abbiamo imparato a rispettare l’acqua e ad averne paura in conseguenza ai rischi che genera.

Sette anni per la realizzazione di un progetto esecutivo non ancora approvato, unitamente ad un doveroso aggiornamento al PAI, non sono tempi tollerabili. Varianti, modifiche ed alternative progettuali, etc, ad oggi sono costate diversi milioni di euro (Le somme investite sono facilmente consultabili).

Nel mezzo di questi anni, in innumerevoli occasioni, la nostra parte politica si è messa a disposizione. Faccia altrettanto la maggioranza, ottenga e produca all’attenzione della città e del Consiglio, senza tentennamenti e senza indugio, la autorizzazione definitiva al progetto da parte dell’unico Ente regionale preposto, ossia l’Autorità di Bacino, affinché tali opere di mitigazione vedano finalmente la luce, perché della delibera di approvazione ancora non v’è traccia e a novembre sarà il decimo anniversario del ciclone”.

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