Olbia 23 gennaio 2026 Le piogge legate al ciclone Mediterraneo Harry non hanno prodotto sugli alvei che confluiscono nel Golfo di Olbia gli stessi effetti devastanti del ciclone Cleopatra del 2013. A chiarire le differenze tra i due eventi è Simone Venturini, ingegnere idraulico e progettista del piano di mitigazione della città.
Secondo Venturini, le cumulate complessive di pioggia sono state elevate e confrontabili con quelle registrate nel 2013, quando al pluviografo di Potzolu si raggiunsero 174,5 millimetri. “Ma la differenza sostanziale tra i 2 eventi è data dal fatto che quei 174,5 mm nel 2013 caddero sulla città in meno di 10 ore e in particolare gli ultimi 100 mm caddero sulla città nelle ultime 4 ore con un’intensità di pioggia, perciò, media di 25 mm all’ora e crescente nel tempo”.
Un elemento determinante fu quindi la brevissima durata associata a precipitazioni molto intense. “Si trattò di un evento particolarmente intenso che combinò elevate cumulate di pioggia a durate relativamente brevi, certamente molto più brevi di quelle che hanno caratterizzato il ciclone Mediterraneo Harry che ha prodotto cumulate di pioggia simili ma in una durata pari a quasi 3 volte Cleopatra”.
Nel 2013 pesò anche un ulteriore fattore. “Cleopatra ebbe tra l’altro un ulteriore elemento di gravità: esso venne anticipato da una pioggia di quasi 70 mm che cadde il 16 di novembre, 2 giorni prima, e che provocò la saturazione dei terreni”. Una condizione che accelerò la risposta idraulica dei bacini. “Quando la vera e propria bomba d’acqua del 18 novembre si abbatté sulla città trovò tutti i terreni già saturi e questi trasmisero le portate di piena in un tempo rapidissimo verso la città”.
Le ore centrali di quella giornata furono decisive. “Le 4 ore che vanno dalle 12 alle 18 del 18 novembre 2013 furono caratterizzate da una pioggia battente che contribuì a mettere in piena anche i bacini medio piccoli come quelli dei corsi d’acqua che confluiscono in città”.
Diversa la dinamica legata al ciclone Harry. “La durata e la cumulata di pioggia del ciclone Mediterraneo Harry sono in grado di generare piene sui bacini più grandi poiché nella loro evoluzione anche la pioggia che cade nei punti più lontani dei bacini riesce a percorrere l’intero bacino fino a raggiungere il corso d’acqua sicché l’intero bacino contribuisce alla piena”.
Al contrario, eventi molto intensi ma brevi restano i più pericolosi per i corsi minori. “Piogge più brevi ancorché associate a cumulate rilevanti come quelle del 2013 sono in grado di generare piene catastrofiche come quella che caratterizzò il Rio Seligheddu ma non generano piene disastrose nei corsi d’acqua dei bacini più grandi poiché nella breve durata dell’evento non tutta la pioggia che cade sul bacino ha il tempo di raggiungere rapidamente il fiume sommando gli effetti e producendo perciò valori riportata particolarmente elevati”.


