OLBIA. Se n’è andato anche lui, Tonino, un altro pezzo di Olbia gaudente e spensierata. Tonino Rock and Roll, come lo conoscevano e chiamavano tutti. Per raccontare la sua vita (e l’amore per il ballo sfrenato), e il suo vivere brillante e scanzonato nella sua amata città, non basterebbe un romanzo, forse servirebbe una saga, la saga degli Azara (con la “zeta”, non con la “esse”, amava dire quando qualcuno storpiava il suo cognome).
Tonino Rock ha fatto di tutto. Da giovanissimo – raccontano i vecchi di Olbia – è stato anche un pugile agile e promettente, a dispetto di un fisico non proprio da centravanti o da cestista. Ha venduto di tutto, Rock. Salumi, in viale Aldo Moro. Abbigliamento, pantaloni in particolare. Un giorno, al bar Meroni, raccontò: “Socu aspittendi un pocu di calzoni”. Subito dopo, arrivò un Tir, stracarico di pantaloni, ammassati uno sull’altro e provate a immaginare quanti ce ne fossero.
Dall’indomani, nel quartiere, tutti in fila a provarli per poi portarseli a casa, taglie dalla 46 al 54. Prezzi modici, signori venghino venghino… E’ poi passato alle scarpe. Anche in questo caso, si formava la fila di acquirenti, tutta gente che abitava nei quartieri popolari vicino al vecchio ospedale. Il prezzo non era un problema: era sicuramente conveniente e spesso Tonino lo applicava in un funzione del reddito della famiglia che si apprestava a compiere l’acquisto. Ha venduto anche auto, furgoni. Aveva un camion bar e confezionava panini indimenticabili.
Cresciuto a San Pantaleo, di quella frazione sapeva tutto di tutti. Dotato di un’innata autoironia, un giorno a chi gli chiedeva quale fosse il mobile più costoso della casa in cui la famiglia abitava, rispose lesto: “La Giminea”. Cioè il camino, che serviva a scaldare l’ambiente e il cibo. Non era vero, ma la battuta – da chi è provvisto di una comicità naturale – serviva a rendere l’idea. Come forse non era vera la storiella di una sua parente che abitava negli Stati Uniti e che era in procinto di tornare ad abitare in Gallura. “Non viene più – raccontò a un pubblico attentissimo – perché nel giardino di casa sua hanno trovato un giacimento di petrolio”.
Sono rimaste famosissime le sue scorribande in Lombardia, soprattutto a Brescia, dove si era trasferito per molto tempo insieme ad altri olbiesi, compreso Vittorio Caocci “Coccella”, suo assistente. Si occupavano di agricoltura, vendevano pulcini, uova, e tutto quel che c’era da vendere. In quegli anni, uno dei soci di Tonino incappò in una serie di disavventure giudiziarie e collezionò qualche denuncia.
In un mese, il socio comparve per quattro volte di fronte a un pretore molto arcigno e poco propenso alla risata. Alla quarta udienza, il magistrato si rivolse all’amico di Tonino (che non c’è più da anni) e lo apostrofò in questo modo: “Signor….., questa è la quarta volta in un mese che lei è presente in quest’aula, dovrebbe vergognarsi”. E lui, di rimando: “Vergognarmi io? Dovrebbe vergognarsi lei che, in pretura, ci viene ogni giorno…” Battuta fulminante, che pare fosse stata suggerita dallo stesso Tonino e che provocò una risata lunga e contagiosa a tutti i presenti, a partire dal burbero magistrato che alla fine mandò assolto l’imputato.
Al ritorno da Brescia, Tonino amava fare alcuni giri al Corso, vicino al mitico Bar Nardino, al volante di uno di quei macchinoni americani, con in testa un cappello texano che indossava anche durante le partite dell’Olbia di cui era un accesissimo tifoso. Molti ricorderanno lo speaker del “Nespoli” che, prima del fischio d’inizio, diceva: “Il pallone della partita odierna è offerto dalla Primula Rossa di Tonino Azara”. E lui, salutava il pubblico, con un inchino, tenendo il copricapo nella mano destra.
Negli anni successivi, dopo aver coltivato il sogno di realizzare un albergo a Monti (paese di Nena, l’affettuosissima moglie), si era dedicato a dare un futuro per i suoi figli creando dal nulla il ristorante pizzeria “La Sosta”, il nome di un notissimo locale di Brescia, dove molti olbiesi sono andati (e vanno ancora) proprio per provare la cucina lombarda di quel bellissimo ritrovo.
Di recente, Tonino non usciva più di casa per le sue precarie condizioni di salute. Vedeva poco, riconosceva gli amici e i conoscenti dalla voce. E ricordava per filo e per segno le mille avventure vissute in compagnia di amici come Mario Loriga (suo parente), Gianni Podda, Gigi Clerici, tanto per ricordarne qualcuno. Ciao Tonì, cerca di far fare quattro risate anche a quelli che stanno lassù…


