«In attesa degli opportuni e doverosi chiarimenti – sostiene Luisa Di Lorenzo, segretario generale CGIL Gallura – prendiamo atto che Quota 100 discrimina ancora una volta i lavoratori stagionali. Ciò è un grave danno sociale per la Gallura, la cui economia, fortemente turistica, si regge soprattutto sul lavoro stagionale.
Il decreto legge prevede che i lavoratori possano andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati all’Inps. Questa opzione sarà applicabile per tre anni, dunque fino al 31 dicembre 2021.
In attesa che il Parlamento lo converta in legge, l’Inps, con la circolare numero 11 del 2019, ha chiarito un punto lacunoso del decreto: per poter andare in pensione è necessario che dei 38 anni di contributi, 35 anni siano effettivamente lavorati, dunque “al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti”. Significa che un lavoratore non deve aver fatto – nell’arco dei suoi 38 anni di contributi – più di 3 anni di malattia e/o non deve aver percepito più di 3 anni di disoccupazione. Questo penalizza notevolmente i lavoratori stagionali, che hanno nella loro carriera dovuto far ricorso a numerosi periodi di disoccupazione. Ma c’è anche un altro passaggio, nella circolare dell’Inps, che deve essere chiarito: quello sulle “prestazioni equivalenti”. Che cosa si intende per prestazioni equivalenti? Lo sono la cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga a zero ore e la mobilità ordinaria e in deroga?
Facciamo tre esempi della Gallura- continua il comunicato – per capire meglio che cosa potrebbe succedere a seconda dell’interpretazione del decreto.
Ipotesi 1. Lavoratore stagionale della Costa Smeralda. Età 62 anni, contributi 38 anni. Periodi di disoccupazione in 38 anni inferiori a 3 anni. Raggiunge la quota 100 e può andare in pensione.
Ipotesi 2. Lavoratore stagionale della Costa Smeralda. Età 62 anni, contributi 38 anni. Periodi di disoccupazione in 38 anni pari a 3 anni e un mese. Non raggiunge quota 100 e non può andare in pensione.
Ipotesi 3. Lavoratore di Air Italy. Età 62 anni, contributi 38 anni. Cassa integrazione e mobilità 3 anni e un mese. Se la cassa integrazione non è equiparata alla disoccupazione, può andare in pensione. Se invece è equiparata, non raggiunge Quota 100 e non può andare in pensione.
“Come CGIL della Gallura – conclude la nota del sindacato – ci rammarichiamo che si sia persa l’occasione per riportare l’equità tra i lavoratori, soprattutto in considerazione dell’attuale periodo caratterizzato dalla precarietà, dall’aumento dei contratti a termine e dalla conseguente discontinuità delle prestazioni lavorative. Considerando che non esiste più la mobilità e che l’accesso alla cassa integrazione prevede criteri sempre più restrittivi, aumenteranno sempre di più, nelle carriere lavorative, i periodi di disoccupazione. L’esclusione di quest’ultima creerà quindi ancora di più ingiustizie per chi dovrà andare in pensione”.


