Ha scritto a mezzo mondo: dal ministro Del Rio a Pigliaru, dal Prefetto di Sassari al comandante della Brigata Sassari, e poi Guardia di Finanza, Carabinieri, Direzione Marittima, i sindaci di Olbia e Golfo Aranci e diverse associazioni combattentistiche. Massimo Romano, residente a Bologna, è determinato a raggiungere il suo sogno: celebrare il centenario dell’affondamento della Nave Tripoli in servizio tra Golfo Aranci e Civitavecchia avvenuto il 17 marzo del 1918 a sole 20 miglia da Capo Figari. Quella notte, a causa di un siluro lanciato da un sommergibile tedesco, morirono 300 persone.
“Tra i tanti morti – scrive Romano – si contarono numerosi soldati della Brigata Sassari, uomini della marina mercantile, Carabinieri e civili. Tra di essi morì anche mio nonno, Rosario Ingrassia di Palermo, trentatreenne capitano di macchina”.
E’ proprio questo legame di sangue che ha spinto Massimo Romano ad approfondire la storia del piroscafo Tripoli e di quella tragica notte sotto il cielo del mare di Gallura. “Nel novembre scorso ho inviato una mail a varie autorità ed organizzazioni nell’intento di sollecitare una qualche iniziativa commemorativa di questa grande tragedia che colpì tanto duramente la Sardegna e la Marina mercantile italiana. Purtroppo non ho ricevuto, almeno finora, alcuna risposta”.
Romano punta sulla diffusione della notizia in modo da scuotere la sensibilità di militari e amministratori del Nord Sardegna. In ogni caso, che si organizzi una cerimonia commemorativa o no, ha preso una decisione: “Insieme ad alcuni familiari, quel giorno sarò a Olbia e a Golfo Aranci per rendere un simbolico omaggio a mio nonno, che naturalmente non ho mai conosciuto, e ai tanti che allora morirono per la Patria o anche solo per aver fatto il proprio dovere”. Il messaggio in bottiglia lo abbiamo raccolto e rilanciato. Vedremo se qualcuno lo leggerà.


