Secondo gli investigatori uno dei due rapinatori che lo scorso gennaio aveva fatto irruzione nella casa di un anziano di Loiri per rubargli le armi era Tonino Brai. Ad inchiodarlo furono le tracce organiche rintracciate dai Ris di Cagliari nelle fascette con le quali aveva stretto i polsi del pensionato. Sembra un paradosso ma proprio il DNA che lo aveva incastrato è servito per dimostrare la sua innocenza.
I suoi avvocati, Angelo Merlini e Agostinangelo Marras nel corso del processo celebrato a Tempio hanno dimostrato che in quelle fascette c’era sì il DNA di Brai ma semplicemente perché le aveva vendute sfuse personalmente nel suo negozio.
Gli avvocati sono riusciti a dimostrare che vendere quel tipo di fascette, anche pochi pezzi estratti dalle bustine trasparenti, era una pratica comunissima. Una prova determinante ed, evidentemente, convincente, che gli ha spalancato le porte del carcere e nel pomeriggio di ieri Tonino Brai, 39 anni, originario di Bono ma residente a Olbia, ha riacquistato la piena libertà.
Come si ricorderà, due uomini incappucciati e con i guanti avevano fatto irruzione nella casa dell’anziano a Loiri. Era il 17 gennaio del 2018. I due rapinatori puntavano a rubargli le armi e dopo averlo imbavagliato e legato, le avevano cercate dappertutto. Non le trovarono perché gli stessi Carabinieri le avevano ritirate in quanto il pensionato non aveva più i requisiti per tenerle.
Mentre fugavano in casa erano riusciti a impadronirsi di alcuni gioielli ma furono costretti a fuggire da una finestra del retro perché qualcuno, come racconterà l’anziano una volta liberato, aveva bussato alla porta (fu la sua vicina).
Brai era stato individuato nell’archivio dati dei Carabinieri in quanto pregiudicato grazie al DNA rilevato nelle fascette. Con gli esami in mano i militari lo arrestarono nove mesi dopo la rapina. Ora, dopo il colpo di scena in tribunale, il 39enne è rientrato a casa sua da uomo libero.


