Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia respinge senza appello il passaporto sanitario. La proposta, voluta e sostenuta a più riprese dal governatore Christian Solinas, è stata al centro di aspre polemiche, soprattutto negli ultimi giorni.
“Vi invito – ha dichiarato Boccia – a rileggere l’articolo 120 della Costituzione. Inoltre, se la comunità scientifica dice che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono”.
Ma cosa dice il primo comma dell’articolo 120 della Costituzione?
“La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.”
Non si è fatta attendere la replica di Solinas, che ha definito “inutile litania neocentralista” l’affermazione di Boccia, reo, a suo giudizio, di voler “riaffermare una supremazia prepotente dello Stato rispetto alle Regioni”.
Solinas continua a difendere l’idea del passaporto sanitario e afferma che non si tratta di un ostacolo alla libera circolazione delle persone tra le Regioni bensì di “un’esigenza di bilanciamento virtuoso tra valori e interessi costituzionalmente garantiti, a partire dalla tutela della salute pubblica”.
Solinas non è l’unico governatore a parlare di “passaporto sanitario”: anche Nello Musumeci, governatore della Sicilia, dopo aver rinviato la riapertura dell’Isola al 7 giugno, ha dichiarato che la Regione pretenderà garanzie sullo stato di salute e informazioni sulla situazione familiare a proposito di malattie e virus a chi giungerà in Sicilia.
Intanto il 3 giugno si avvicina e non si placa la preoccupazione degli operatori turistici.


