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Attesa per Pescara-Olbia. Intervista all’ex Michele Moro

“Il calcio di Zeman rimane il più affascinante”

Salvatore Cristofaro di Salvatore Cristofaro
9 Dicembre 2023 ore 11:58
in Sport
Tempo di lettura 4 min.
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OLBIA. Con la gara di sabato 9 dicembre a Pescara si chiude un trittico di partite importanti per l’Olbia che arriva dai due incontri casalinghi contro il Perugia (0-1) e il Rimini (0-0) e si prepara a d affrontare i biancoazzurri di Zeman.

La squadra dell’allenatore ceco, partita come favorita per la vittoria finale, ristagna al quinto posto in classifica a dodici lunghezze dal Cesena capolista ed è preceduta nella graduatoria da Carrarese, Perugia e Torres.

La compagine abruzzese viene da una serie di risultati altalenanti, tra cui due sconfitte casalinghe contro dirette concorrenti come Torres e Carrarese anche se i risultati più recenti danno gli undici di Zeman in piena forma e in netta ripresa con due vittorie nelle ultime di campionato, tra cui un sonante 5-0 in casa del Pontedera dell’ex allenatore Max Canzi.

L’Olbia invece, incerottata e priva di alcuni titolari affronta questa trasferta sul mare adriatico senza timori reverenziali e con la consapevolezza che venderanno cara la pelle. Alla squadra di Greco mancherà il centrocampista Biancu, già assente nel recupero di mercoledì, vittima di un problema muscolare, non sarà della tenzone anche l’attaccante Nanni ancora a San Marino dove si sta curando da un noioso problema muscolare, mentre il bomber Daniele Ragatzu sarà aggregato al gruppo ma l’allenatore scioglierà le riserve solo domani nella rifinitura.

Insomma, da un primo monitoraggio dei responsi dell’infermeria viene fuori un quadro non proprio esaltante e il mister questa volta dovrà ricorrere alle sue alchimie tattiche per stabilire quali undici mandare in campo.

Ma si sa, il calcio a volte è strano, quando sei troppo sicuro ti riserva delle sorprese così come non si parte mai battuti prima di scendere in campo, una cosa è certa, i ragazzi in maglia bianca che giocheranno oggi all’Adriatico di Pescara dovranno avere, oltre a doti tecniche, carattere e orgoglio, quell’orgoglio che deve scorrere nelle vene di chi veste la casacca bianca.

La squadra è partita oggi in tutta fretta per cui non è stato possibile organizzare la solita conferenza stampa con l’allenatore e quindi siamo andati a contattare Michele Moro vecchia gloria dell’Olbia, ex di Cagliari, Pescara, Catanzaro, Brindisi, Lucchese, Livorno, Crotone, Montevarchi, uscito dalla “cantera” dell’Olbia con cui poi chiuse la sua brillante carriera.

Nella tua carriera calcistica la prima esperienza con il Cagliari di Gigi Riva poi Catanzaro e Pescara.

“Si arrivai a Cagliari che avevo 14 anni mentre Gigi Riva ne aveva 19 con cui  all’epoca ci frequentavamo quotidianamente, inutile dire che Cagliari fu un’esperienza straordinaria che mi fece approdare alla Nazionale Juniores, esordire in serie A e poi mi diede diverse volte in prestito ad altre squadre di serie B. All’epoca chi approcciava al mondo del calcio doveva avere carattere e chi non lo aveva – se voleva continuare a fare il calciatore – se lo doveva costruire. Erano tempi in cui i presidenti delle squadra di calcio si scambiavano calciatori non solo per le campagne di rafforzamento ma usavano gli stessi come strumenti di scambio per migliorare le opportunità commerciali delle proprie aziende “.


All’epoca,  non c’erano i procuratori?

“I procuratori sono quelli che “drogano” il mondo del calcio sono gli artefici delle fortune e delle sfortune dei giovani calciatori”.

Dopo Cagliari, Catanzaro, un passaggio ancora ad Olbia e poi Pescara, che cosa è stata l’esperienza in terra abruzzese? ”

Bella storia, li vissi per un anno e mezzo, arrivai a novembre e giocai due campionati, ricordo ancora una grande tifoseria e uno stadio fantastico ma Pescara per me fu un punto di snodo importante perché fino ad allora giocavo per divertirmi senza dare troppa importanza all’aspetto remunerativo, da quel momento capii che io davo tutto in campo e chiedevo rispetto non solo nella vita ma anche dal punto di vista remunerativo, senza esagerare, ma il giusto”.

Quale è stata la città in cui ti sei trovato meglio sia calcisticamente che professionalmente?

“Devo dire Lucca che arrivo subito dopo Pescara. Diciamo che in toscana ho trovato il giusto equilibrio tra lavoro e vita sociale”.

In quei tempi da Olbia uscivano fior fiore di calciatori, come mai tutto questo non succede più?

“Mah, io sono nato in via Piccola e quando ero ragazzo il calcio si praticava sulla strada o sui campetti polverosi e proprio li si capiva che aveva attitudini per fare il calciatore, adesso ci sono le scuole calcio che non sono la stessa cosa. Adesso si paga per giocare, ai miei tempi c’era il maestro Spano – nostro allenatore – che se non eri portato ti aiutava a cercare un altro sport  in base alle tue attitudini“.

Quale è stato il giocatore più forte uscito dalla “cantera” dell’Olbia?

“Allora qui voglio fare un distinguo, il più forte in assoluto con la palla ai piedi era Pelè alias Franco Marongiu, lesto, astuto, calcisticamente intelligente uno che adesso avrebbe calcato il palco scenico della serie A. L’altro che alla classe sopraffina univa l’intelligenza tattica era Piero Giagnoni, ma non voglio dimenticare Renato Caocci – un piccolo Beckenbauer – ed un altro ancora che dava del tu al pallone come Silverio Balzano”.


Cosa manca e cosa è di troppo nel calcio di oggi?

”Diciamo che nel calcio di oggi ci vorrebbe ancora più meritocrazia, deve andare avanti chi merita non chi ha più disponibilità finanziarie mentre di contro c’è troppa teoria, troppi schemi che frenano l’estro dei calciatori che hanno qualità”.

Insomma, questa sera si gioca Pescara Olbia?

“Non voglio fare pronostici ma dico che gli abruzzesi sono allenati da un tecnico che insegna calcio, Zeman è il più grande allenatore per i giovani. Lui bada al calcio puro senza speculare sui punti in classifica, a lui piace vincere con un gol di scarto anche se la partita finisce 5-4”.
Michele Moro, uomo di  sport e di grandi valori, saluta un calcio troppo frenetico e continua a rimanere un romantico nel mondo della sfera di cuoio.

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