L’avvocato romano Fiorella Testani ha presentato Appello conto la sentenza di condanna emessa lo scorso 3 luglio nei confronti del muratore Antonio Manca: «Troppe cose non tornano in una vicenda che va avanti sin dalla nascita del piccolo Andrea, figlio della coppia, nato il 1 novembre 2000, in merito alle continue denunce-querele sporte dalla ex convivente signora Agache Michaela».
«Per questo – dichiara l’avvocato – ci saranno deposizioni da parte del figlio Andrea, oggi maggiorenne , anche lui stanco di subire una vicenda crudele quanto ingiusta che lo ha privato di tutto quanto è normale avere alla sua età e che tutti i suoi coetanei hanno. Intanto, il mio assistito si trova a pagare per reati mai commessi e per i quali non gli è stata mai data la possibilità di difendersi»
LA SENTENZA. L’uomo, 62 anni, lo scorso 3 luglio, avrebbe appreso dai giornali di essere stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa) per i reati di violazione del mantenemmo del figlio (art. 570 co.2 n.2) e maltrattamenti in famiglia continuati (art. 572 co.1 e art. 81). L’atto di impugnazione presentato presso la Corte d’Appello di Cagliari (sezione staccata di Sassari, cancelleria di Tempio Pausania), mira alla piena assoluzione dell’imputato per una serie dettagliata di motivi.
LE IENE. Come si ricorderà, la vicenda di Antonio Manca, e della ex compagna Michaela Agache, di origine romena, era approdata persino alla trasmissione di Italia Uno «Le Iene». Al centro della lotta tra i due c’era e continua ad esserci ancora oggi, la villetta a due piani di Isticadeddu che Manca aveva acquistato con i soldi di un’eredità e che aveva condiviso con la compagna per un breve periodo.
LA STORIA IN BREVE. Antonio Manca proviene da una recente separazione dalla prima moglie con cui aveva avuto il primogenito nato nel 1982. Nel 1999 Manca incontra la Agache, dopo un mese vanno a vivere nella casa di via Dias (Isticadeddu) e dopo un anno nasce un figlio, Andrea, oggi maggiorenne.
LE LITI. Il rapporto di coppia diventa sempre più burrascoso al punto che i due si denunciano reciprocamente ma l’uomo ne esce sconfitto e si vede costretto (in seguito a sfratto eseguito dalla convivente) a lasciare il suo appartamento. Con il figlio piccolo, che sin dal principio sceglie di stare con lui e con il figlio maggiore, va a vivere in un monolocale ma poi, a causa di problemi economici, padre e i due figli, si adattano vivere nel seminterrato della villetta.
APPELLO/PRIMO PUNTO. In estrema sintesi, i motivi addotti nella circostanziata tesi difensiva che costituiscono l’atto di impugnazione partono dal fatto che Antonio Manca «non si è mai difeso né ha presenziato alle udienze in quanto non ha mai ricevuto personalmente alcuna notifica» probabilmente perché, non abitando nella casa che aveva dovuto lasciare, era completamente all’oscuro delle comunicazioni del Tribunale.
APPELLO/SECONDO PUNTO. Per lo steso motivo, per quanto concerne il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 co.1 e art. 81), si chiede al giudice l’assoluzione perché, non solo «non ci sarebbe alcuna condotta criminosa a lui riconducibile ma anche perché la coppia si era già separata.
RICHIESTA DI ASSOLUZIONE. Per la difesa il resto della vicenda sono «testimonianze contraddittorie per le quali, in subordine, si chiede un controesame, e polveroni mediatici» mentre dai documenti «risulta che Antonio Manca non si è mai sottratto ad alimentare il proprio figlio né a far si che lo stesso potesse avere tutto quello che necessitava».
CONCLUSIONI. Ora occorrerà attendere il pronunciamento del Tribunale ma l’avvocato Testani, decisa a difendere Manca in ogni grado di giudizio si dice ottimista perché «sin dall’inizio mi è apparsa chiara l’enorme ingiustizia del “caso” che ha coinvolto la vita di un minore stravolgendola e danneggiandola in modo irreversibile. Ritengo un dovere far emergere la verità – conclude l’avvocato – e riconsegnare ad una vita tranquilla il giovane Andrea e il suo papà. Credo profondamente nella Giustizia e confido nella capacità della Magistratura di saper discernere il Giusto.»

