Nell’epoca romana la Città Eterna fu più volte colpita da gravi inondazioni del Tevere. La risposta dei Romani non fu la rassegnazione, ma un intervento strutturale: la costruzione di muraglioni alti e continui per impedire le esondazioni del fiume.
Oggi, a Olbia, una situazione analoga si presenta lungo il Riu Siligheddu, che costeggia il campo sportivo Bruno Nespoli. L’innalzamento delle maree impedisce al fiume di riversare regolarmente le proprie acque in mare; di conseguenza, il corso d’acqua si gonfia lateralmente, aumentando in modo evidente il rischio di esondazione.
Lo stesso fenomeno interessa la zona di Mogadiscio, già fortemente vulnerabile all’innalzamento del livello del mare, con serie preoccupazioni anche per la nuova area urbanizzata, pista ciclabile compresa. Un tempo esisteva la Punta di Mogadiscio, una lingua di terra affacciata sul Molo Brin, frequentata da pescatori, arsellatori e mitilicoltori improvvisati. Oggi di quella conformazione naturale restano solo pochi ciuffi di giunco: il mare si sta riprendendo ciò che nel tempo gli è stato sottratto.
Tornando al Riu Siligheddu, senza interventi strutturali adeguati, nel giro di pochi anni il campo sportivo rischia di trasformarsi in una piscina. L’unica alternativa concreta è la realizzazione di sponde alte, continue e resistenti, con un innalzamento del livello di protezione lungo tutto il corso del fiume, esattamente come fecero i Romani con il Tevere.
In assenza di tali opere, il rischio non riguarda solo il campo sportivo: tutta l’area dal Ponte di Ferro verso la ferrovia e la zona ospedaliera bassa sarà progressivamente compromessa, abitazioni comprese.
Carlo De Candia


