OLBIA. La situazione del disagio giovanile nella città di Olbia ha, da tempo, superato il livello di guardia. Il quadro a tinte fosche della realtà locale è stato illustrato nel corso della recente riunione della Terza commissione comunale da un tecnico del Servizio Sociale della Giustizia Minorile
Dalla relazione è emerso che i dati non sono confortanti, anzi la pandemia ha in qualche modo acuito il problema, evidenziando che le dimensioni in gioco, afferenti al disagio e alla povertà educativa, sono molteplici e che è necessario attuare in tempi rapidi delle strategie e dei progetti integrati finalizzati ad arginare il problema.
Infatti, la percentuale di minori sottoposti a procedimenti penali è in forte aumento già da diversi anni. Si è sollecitata da parte dell’Ussm (Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni) l’attuazione dei tavoli tematici con i soggetti coinvolti: Serd, Tribunale dei minori, Nuropsichiatra infantile, Consultorio familiare, scuola ecc.
“Purtroppo, come ho già segnalato, da parte dell’Assessorato competente non ci sono risposte adeguate, sono per lo più decontestualizzate e poco rispettose dell’attualità – È quanto dichiara la consigliera del PD Maddalena Corda -. L’unico progetto presentato dall’assessore in questi 4 anni, che risulta ancora in fase di attuazione (tra circa sei mesi potrebbe essere attivato…) risulta la creazione di una Unità di strada”.
Per la Corda, però, si tratta di “ben poca cosa, rispetto ai soldi disponibili nel plus 2019/21 destinati al disagio giovanile e mai spesi (100 mila euro). Sono veramente dispiaciuta dell’atteggiamento dell’assessora Lai che ha preferito abbandonare la riunione a seguito di una mia precisa domanda all’esperto in cui chiedevo se la mancata spesa delle risorse avesse potuto lasciare qualcuno indietro in questi 4 anni di vuoto”.
E aggiunge: “Capisco che il tema sia delicato, ma vorrei sottolineare che troppe famiglie aspettano supporto e risposte da parte dell’Amministrazione, soprattutto in una delicata fase come quella attuale. Mi piacerebbe molto lavorare in un clima di collaborazione, di autocritica, di impulso e aiuto reciproco ma se l’atteggiamento da parte dell’assessora è quello di abbandonare la commissione sbattendo la porta non credo ci siano i presupposti per ripartire e avviare una progettazione partecipata che riguarda tutti, nessuno escluso!”.


