★VIDEO★ Andranno deserti i colloqui previsti per domani (mercoledì 4 luglio) voluti dall’azienda per saggiare la disponibilità dei 51 dipendenti in lista per il trasferimento da Olbia a Malpensa. Lo hanno deciso i lavoratori che questo pomeriggio si sono riuniti nella prima assemblea sindacale convocata nella sala Lodovici dell’aeroporto, dopo il diktat (fino a ora solo verbale), imposto dal Consiglio di Amministrazione di Airitaly. Un No che significa non spezzare il fronte dei dipendenti allo scopo di evitare vantaggi per i manager della compagnia in vista dell’incontro previsto a Cagliari venerdì 6 luglio tra Rigotti e Mills da una parte e Pigliaru e Careddu dall’altra.
Nel corso della riunione alla presenza dei rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, sollecitati dal tavolo, hanno parlato in molti ma il momento più forte si è registrato quando hanno alzato la mano i dipendenti che hanno ricevuto la comunicazione di trasferimento da Olbia a Malpensa (non a Milano!). Non c’erano tutti, la maggior parte era impegnata al lavoro.
L’assemblea si è pronunciata in moto categorico. Forse, almeno in questa fase, l’esperienza delle lotte di un recente passato in cui, è bene sottolinearlo, una buona parte di coloro che oggi si trova in una situazione di disagio si era smarcata dalle lotte di altri settori, è servita a qualcosa. Ora occorre pensare al futuro, non solo dei lavoratori ma anche del territorio. Soprattuto in questa delicatissima fase in cui si piazza la nuova insegna nel palazzo del comando ma si vogliono svuotare gli uffici.
Dalla riunione sono emersi diversi spunti di riflessione. Un dato deve fare riflettere: a spanne oggi i lavoratori dell’ex Meridiana sono circa 200 (Nei tempi “d’oro” erano 500); puntare a eliminare 51 dipendenti significherebbe ridurre la forza lavoro di un quarto, con la certezza che sarebbe solo l’inizio della fine. Tutto questo a fronte di enormi investimenti annunciati da parte del Qatar. Radere al suolo i settori chiave e spostare grandi professionisti per regalarli alla Lombardia significa non dare alcuna speranza di sviluppo all’intero territorio. Ecco perchè la politica non può permettersi di essere debole. Ecco perchè le durissime dichiarazioni dell’assessore Carlo Careddu (rilasciate anche a Olbianova) non hanno precedenti sul piano dei rapporti tra enti pubblici e privati. Su questa partita ci si gioca il futuro.
Dunque, il fronte unito dei lavoratori, per ora, ha lanciato un segnale importante: No a colloqui singoli e tantomeno a trattative separate. Gli stessi rappresentanti sindacali si sono detti soddisfatti di questo primo confronto che potrebbe portare ad uno stato di agitazione generale anche se nessuno lo auspica nella speranza di una retromarcia del management nel corso dell’incontro di venerdì prossimo. Di seguito le dichiarazioni di due rappresentanti sindacali di Ugl e Cgil.


