Se Air Italy dovesse essere sottoposta a valutazione da parte di un’agenzia di rating il suo outlook sarebbe talmente negativo da farla sprofondare in un declassamento verticale istantaneo. Basterebbe solo un dato riferibile a quanto sta succedendo in questi giorni. Per la prima volta, infatti, dal 1963, anno di fondazione di Alisarda, la compagnia con base a Olbia non vola! Nel senso più concreto della parola.
Air Italy nel “suo” aeroporto ha smesso di volare su Roma e Milano e al momento resta solo un minuscolo Bologna. Ben poca cosa per essere ottimisti. La lotta contro Alitalia, sospesa fino al 5 maggio, sembra una guerra persa e persino lontana. Il senso di appartenenza ai colori della sardità di mr. Rossen sembra scolorirsi di giorno in giorno.
Sono mesi che nelle mail delle redazioni dei giornali giungono annunci di nuove aperture a lungo raggio nello stesso recipiente in cui arrivano “dispacci” dell’ufficio stampa con annunci che fanno immaginare l’azienda come in bilico sul tra il deserto e il vuoto. Lo stesso in cui precipiterebbero le famiglie dei 550 dipendenti in assenza di un colpo di reni decisivo.
E lo sviluppo? Cominciamo a definirlo come un ritorno al passato visto che per il 2019/20 verrano riverniciate alcune tratte da Malpensa per Tenerife, le Maldive, Zanzibar e Mombasa. Con tanti saluti al collegamento per Bangok, annunciato per l’inverno che sembra evaporato nel solito silenzio del marketing.
Si spera che almeno le cosiddette rotte “business” appena lanciate da Malpensa per Los Angeles, San Francisco, Toronto che dovrebbero rappresentare il “core” della compagni non facciano la stessa fine. Certo un po’ di polvere d’oro con il “nuovo vasellame” di bordo e “l’innovativo” on demand serve giusto a raccontare per immagini un’altra storia, lontana da drammi incombenti per tutti noi che viviamo in questo diamante raro che si chiama Gallura.
Ormai Linate sembra uscita definitivamente dal vocabolario delle rotte al punto da apparire come una località esotica, e persino gli storici collegamenti dagli altri aeroporti italiani come Verona, Bologna, Torino e che già dalla stagione in arrivo 2019, sono stati fortemente ridimensionati rispetto al passato in termini di orari e frequenze, giusto per servirli su un piatto d’argento agli affamati competitor che continuano a razziare sul cemento trasformato in ricotta delle basi dell’ex Meridiana.
Troppa inaffidabilità per uscirne indenni, troppe guerre, troppe nomine, troppi manager spariti nel nulla ma felici per le sacche piene. Uomini chiamati a fare i Terminator ma che una volta capito il sistema si trasformano in Predator e nessuno se ne accorge. Non ci resta che attendere ma, in tutta onestà, non abbiamo idea quale situazione positiva si possa generare in concreto il già famoso 5 maggio: “Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro…”


