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Rosa non si trova e le tracce non “parlano”. Indagini a un punto morto

A due mesi dalla.scomparsa le indagini sembrano non trovare alternative agli unici indagati per la morte della Bechere

Mauro Orrù di Mauro Orrù
27 Gennaio 2023 ore 15:58
in Cronaca, Top
Tempo di lettura 3 min.
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OLBIA. Sul caso della scomparsa di Rosa Bechere, almeno per il momento, non c’è niente che faccia pensare a un delitto efferato. Alla conclusione delle indagini dei Ris di Cagliari non è emerso alcun dettaglio che faccia pensare a colluttazioni e, tantomeno, a ferite da armi da taglio. Nessuna macchia di sangue riconducibile a un delitto è stata evidenziata dal luminol, il potente reagente che evidenza ai flash del fotografo dei reparti investigativi, tracce ematiche anche a distanza di mesi.

Le poche e piccole macchie di sangue rinvenute nelle abitazioni, nell’auto e nel chiattino appartenenti alla coppia Maria Giovanna Meloni e Giorgio Beccu (difesi dall’avvocato Giampaolo Murrighile), apparterrebbero alla categoria di ritrovamenti ordinari. Oltretutto quelle scarse tracce non hanno ancora una precisa paternità.

Anche se occorrerà attendere almeno una settimana per avere i risultati dei primi esami, vale a dire quelli effettuati nella casa di via Pietro Aretino, la Procura potrebbe già escludere almeno cinque scene di un eventuale delitto.

Rosa Bechere, sempre che si tratti di omicidio, non è stata uccisa a casa sua, al primo piano del palazzo di via Petta 25, non è stata uccisa in via Pietro Aretino, neanche nello stazzo di Su Canale di Monti, nè nella Matiz e nemmeno nella barchetta dei due indagati, gli unici, accusati di omicidio e occultamento di cadavere.

Si infittisce il giallo della scomparsa di Rosa Bechere a due mesi da quel 24 novembre 2022, giorno in cui la donna 60enne sembra essersi volatilizzata.

A quanto è dato sapere il sostituto procuratore Daniele Rosa, pur avendo puntato le attenzioni sulla coppia Meloni/Beccu, non ha mai abbandonato alcuna pista. Neanche quella della vendetta della famiglia Cozzolino nei confronti della compagna di Iannelli. Come si sa tra Tony e Davide non correva buon sangue. Nelle caserme di Polizia e Carabinieri ci sono diverse denunce reciproche ma molte di più sono state le liti, gli insulti, le provocazioni e le minacce, culminati con il brutale lancio di benzina e l’accensione del rogo che ha ucciso dopo nove giorni di sofferenza Tony Cozzolino, vicino di casa di Rosa e Davide.

Certamente la donna, rimasta sola dopo la carcerazione del marito avvenuta nel marzo scorso, era totalmente indifesa. La sua condizione di persona esposta ad aggressioni e che in passato aveva già subito attacchi anche personali con minacce e azioni persecutorie da parte degli avversari giurati, la famiglia Cozzolino, come dimostrano le carte bollate tra i due gruppi rivali, era stata messa all’attenzione della Procura dall’avvocato Abele Cherchi che aveva evidenziato il pericoloso ambiente in cui la donna viveva da quando il suo amato Davide si era presentato spontaneamente alla Polizia di via Copenaghen ammettendo di essere stato lui ad aver bruciato vivo il suo nemico del piano di su.

Le indagini, dunque, sembrano segnare il passo anche se non si esclude che le cose possano cambiare da un momento all’altro.

Rosa Bechere, però, non si trova. I Carabinieri fino a ora, l’hanno cercata seguendo la pista della coppia Meloni/Bechere che, negli atti documentali, era la più vicina a Rosa da quando viveva in solitudine. I due continuano a sostenere che il loro rapporto con Rosa era basato sull’amicizia e sull’aiuto.

Gi investigatori hanno scandagliato anche le cantine del palazzo. In una di queste è spuntata una botola che permette l’accesso a una cisterna ricavata tra i plinti delle fondamenta della palazzina di via Petta 25 ma di Rosa non c’era traccia e Davide Iannelli vive in angoscia le sue lunghissime giornate in carcere appeso all’unico filo di speranza, sempre più sottile, che la sua donna sia scappata o detenuta in qualche luogo di prigionia sconosciuto e, per il momento, irraggiungibile.

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