Il giudice Cecilia Marino su richiesta del Pubblico Ministero, Luciano Tarditi, ha detto no al concordato per il salvataggio del Geovillage da parte della Real Effegi di Gavino Docche, la grande struttura ricettivo/sportiva a nord della città di Olbia.
ECLISSI. Fallisce, dunque, il tentativo di mantenere la proprietà del Geovillage da parte dell’ingegnere Docche che ha trovato la strada sbarrata del Tribunale per via di un’esposizione fiscale di circa 6 milioni di euro, troppo pesante al punto da condizionare le motivazioni della sentenza di rigetto. Non è stato sufficiente presentare un piano di rientro mettendo in vendita i pezzi da 90 posseduti da aziende connesse a lui riconducibili. Dai creditori ci si può anche difendere con impegno e programmazione ma l’esposizione fiscale, che si traduce in debiti con lo Stato, ha pesato come un macigno sulla decisione del Tribunale.
CERVELLO MATEMATICO E CUORE SPORTIVO. Gavino Docche, visionario ingegnere con la passione per lo sport, partì all’alba del nuovo millennio con un progetto legato a un centro tennistico che in pochissimi anni si espanse enormemente. Intorno ai dieci campi, crebbero hotel, ristoranti, piscine olimpiche indoor (25 mt) e outdoor (50 mt), area benessere e il popolare centro calcio con prati sintetici, senza mai perdere di vista l’area business con decine di uffici e spazi congressuali. Docche non ha mai voluto pensare in piccolo.
TANTA ROBA. Stelle del tennis mondiale, dalla Fed Cup ai Challenger da 25 mila dollari, per lungo tempo hanno considerato Olbia una sorta di seconda casa. Al Geo si sono viste squadre straniere e italiane di calcio, nuoto, sodalizi di basket, pallavolo, ciclismo. Eventi motoristici di terra e di mare, e anche attività sportive per disabili oltre a decine di eventi nell’ambito del turismo attivo. Una vitalità pre-covid che non ha mai avuto rivali in Sardegna ma neanche nella penisola, così concentrati in un sola location ritenuta da tutti di eccellenza e talmente polivalente da non temere la gestione contemporanea di più manifestazioni.
MAI PER SÉ. Ora Gavino Docche è costretto ad abbandonare la sua creatura. Troppi errori nella gestione e troppe cose lasciate nell’aria, seppur mai con l’obiettivo di mettersi in tasca soldi. Anzi, chi lo conosce sa bene che, per quanto possa apparire paradossale, il concetto di ricchezza personale non è mai stato presente nel suo vocabolario. I soldi, i finanziamenti, le banche, per Docche sono solo mezzi di espansione, non strumenti per erigere il proprio castello né per comprare auto di lusso o diamanti da mettere in cassaforte.
GETTA LA SPUGNA?. Il Geo è, di fatto, il terzo figlio dell’ingegnere, forse il più voluto ma che si è rivelato fatalmente il più fragile. Docche si vede costretto a gettare la spugna dopo la pesante sconfitta senza appello sul ring di Tempio ma, dopo anni di lotte senza quartiere per non farsi scippare l’oggetto dei desideri realizzato in una vita senza vacanze, dovrà accettare il verdetto come nel suo amato tennis, in attesa della rivincita. Perché chi conosce quest’uomo, figlio della cultura degli stazzi di Sa Castanza, sa bene che già da lunedì proverà a inventarsi qualcosa per organizzare la bella.
COME SI CAMBIA. Il Geovillage va sul mercato pronto ad offrirsi al nuovo soggetto che dovrebbe acquistare le strutture immobiliari e assumerne la gestione per una cifra non lontana dai 20 milioni di euro. Da quanto trapela ci sarebbero già in coda alcune aziende che operano nel turismo in Italia con sedi all’estero. Un eventuale passaggio di consegne dai Docche al nuovo proprietario, però, dovrà avvenire in tempi rapidissimi per evitare di perdere anche ciò che resta di una stagione estiva estremamente complicata.
TIME OUT LA CITTÀ. Di certo almeno in questa fase si tratta di un impoverimento dell’economia locale. A parte l’innegabile ruolo sociale del centro che aveva fatto sperare in un interessamento politico almeno come come soggetto garante, il Geovillage a regime dava lavoro a circa 200 persone tra dirigenti di qualità, esperti organizzatori di eventi e maestranze specializzate. Per questo e per tutto ciò che il centro sportivo rappresenta per Olbia, l’attuale fase potrebbe rivelarsi un semplice Time Out per riorganizzare la ripartenza.


