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Lettera del vescovo al popolo della Chiesa

Redazione di Redazione
13 Marzo 2020 ore 19:58
in Notizie
Tempo di lettura 4 min.
Mons. Sebastiano Sanguinetti

Mons. Sebastiano Sanguinetti

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Il vescovo della Diocesi di Tempio-Ampurias, mons. Sebastiano Sanguinetti, ha scritto una lettera indirizzato al popolo della Chiesa.

“Cari Sacerdoti e Diaconi, Religiosi e Religiose
Amati Fratelli e Sorelle nella fede

Il momento che con tutto il popolo italiano stiamo vivendo, al disagio, alle restrizioni nei movimenti, alle sempre più rigide norme di sicurezza sanitaria che tutti siamo chiamati a condividere, noi credenti dobbiamo aggiungere anche le drastiche limitazioni nell’esercizio della nostra normale vita di fede: celebrazione dell’Eucaristia quotidiana e festiva e degli altri sacramenti, esequie cristiane, catechesi, attività oratoriane, qualunque incontro formativo o iniziativa comunitaria… Scelte obbligate, ma non per questo meno dolorose, del cui risvolto dolente e preoccupato, io vescovo insieme ai sacerdoti siamo impotenti testimoni, grazie a quanto voi fedeli quotidianamente ci manifestate.

Le limitazioni che siamo stati costretti ad adottare, in ottemperanza alle direttive del Governo, e la sofferenza interiore che esse comportano, sono appena temperate, sebbene volontariamente e doverosamente accettate, dalla consapevolezza che sono mirate ad evitare il più possibile la diffusione di questo inaspettato e pericolosissimo contagio da coronavirus. Nemico tanto pericoloso, quanto sconosciuto all’attuale scienza medica, la quale si trova impreparata a trovare soluzioni efficaci immediate. L’unica via certa per evitarne la diffusione è la riduzione al minimo indispensabile di ogni contatto ravvicinato tra le persone.

Poiché la tutela della salute nostra e dei fratelli è un dovere non solo civico ma anche morale e cristiano, noi credenti abbiamo un obbligo ancora più stringente, obbligo di fede e di coscienza, nell’ottemperarvi. Esso è parte integrante e inderogabile del comandamento della carità.

Ciò non significa che dobbiamo barattare questo dovere di carità con il bisogno e il diritto a una vita liturgica, spirituale, formativa e comunitaria che è propria del nostro percorso ecclesiale quotidiano. La accettiamo e la viviamo come temporanea limitazione e volontaria rinuncia, in spirito di solidale fraternità con tutte le famiglie italiane, con le tante migliaia di concittadini che hanno contratto il virus, con i molti di più costretti al più assoluto isolamento, con i medici, personale sanitario e strutture ospedaliere che con incredibile generosità e rischio personale stanno affrontando e combattendo questa improba battaglia.

Noi siamo “Chiesa di terra e di cielo”, ci ha ricordato la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana. Chiesa di Dio, realtà soprannaturale, quindi, fatta di persone con corpo e spirito.

Entrambe queste due realtà, corpo e spirito, sono coessenziali a definire la nostra identità e l’orizzonte dei nostri doveri morali. Quando l’anima sta male dobbiamo ricorrere a tutti i mezzi messici a disposizione da nostro Signore per sanarla. Altrettanto dobbiamo fare per il corpo. Quando questo sta male o rischia di ammalarsi, dobbiamo utilizzare tutti i mezzi che la scienza medica ci offre.
E qui, il nemico della nostra salute da combattere, che già tante vite si è portate via e che si diffonde con una velocità spaventosa, ha un nome preciso: Covid-19 o coronavirus.

Tutte le contromisure atte a combatterlo o a limitarne al massimo la capacità di contagio sono, perciò, necessarie e doverose. Per tutti. Anche per noi credenti.

Cari fratelli e sorelle so che voi soffrite tanto per le limitazioni imposte. Io soffro come voi e insieme a voi, così come tutti i nostri sacerdoti e diaconi. Vorrei che non vi sentiste soli e abbandonati. Anche se le tradizionali occasioni di vita e incontro comunitario non ci sono, il senso della comunità deve più che mai rimanere vivo e vissuto.

I moderni mezzi di comunicazione sociale, in questo caso soprattutto, stanno tornando quanto mai utili e provvidenziali. I canali televisivi nazionali, regionali e locali si stanno prodigando più che mai per trasmettere la celebrazione dell’Eucaristia, la preghiera del rosario e altre pratiche. Diversi nostri sacerdoti diffondono sui social la celebrazione dell’Eucaristia, la parola di Dio, le pratiche quaresimali, come la via Crucis…

Sul piano nazionale è prevista una corale e contemporanea preghiera per il Paese per GIOVEDI’ 19 MARZO solennità di San Giuseppe, alle ore 21, con la recita meditata del rosario. Chi vorrà potrà anche sintonizzarsi con TV2000, che trasmetterà il rosario in diretta. Vi invito tutti a unirvi a tutti i fratelli e sorelle di fede dell’Italia in questa supplica al Signore per l’intercessione della Vergine Santissima.

Anche se per un tempo che, speriamo, sia il più breve possibile, trasferiamo la pratica cristiana, la preghiera, la comunione spirituale dei sacramenti e con i fratelli di fede dalla chiesa materiale alla chiesa domestica. Sia la famiglia che, per forza maggiore siamo chiamati a vivere più a lungo e in profondità, anche lo spazio del nostro spirito e della nostra comunione con Dio e con i nostri cari.

Un tempo di forzate rinunce, possa essere trasformato così in provvidenziale occasione di rafforzamento dei nostri legami familiari, di un dialogo più profondo e arricchente tra i suoi membri, ma anche occasione per riscoprire a fondo la natura cristiana, missionaria ed educante della famiglia.

In questo tempo, ancora, non abbiamo voluto trascurare i poveri, quelli che più di tutti sono esposti alle difficoltà del momento. Anche stampa e televisioni regionali hanno dato notizia e trasmesso servizi sulla decisione di mantenere aperte e operative le due cittadelle della carità di Olbia e Tempio, pur ricorrendo a tutte le misure cautelative per i volontari e gli assistiti. Con un servizio in più. Grazie alla generosa e pronta disponibilità della Protezione Civile di Olbia e Tempio, alle persone ammalate e impossibilitate a muoversi di casa, le buste verranno consegnate a domicilio.

Per concludere, tornano illuminanti e incoraggianti anche per noi le parole che il Papa nei giorni scorsi ha scritto in una lettera al Direttore di un quotidiano veneto: “La sofferenza e la morte che, come in altre parti d’Italia, state vivendo a causa del virus è per me motivo di preghiera e vicinanza umana. È anche la ragione della speranza cristiana: anche in questi momenti Dio ci sta parlando. Spetta all’uomo saper cogliere, dentro a questa voce, una guida per continuare a costruire, quaggiù, un pezzettino del Regno di Dio”

Il Signore, per l’intercessione della Vergine Santissima e di San Giuseppe, ci sostenga in questo momento di prova, infonda fiducia e speranza in coloro che combattono nel proprio corpo l’aggressione del virus, accolga nella sua pace coloro che hanno perso la vita, doni forza agli operatori sanitari. Su tutti noi scenda abbondante e consolante la sua benedizione.

Un abbraccio virtuale nel Signore a tutti.
Dato in Tempio Pausania il 13 marzo 2020

Vostro
Sebastiano Sanguinetti, vescovo”

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