E quattro. Quattro pareggi di fila, salutati da un sorriso grande così: si è ripopolata la Curvamare, con i cori e la forza di una passione mai doma. Il mal di stagione – la pareggite, appunto – che avevamo evocato (e un po’ temuto) quando ancora sulla nostra Olbia brillava il sole e dal cielo non veniva giù neanche una goccia d’acqua, continua ad affliggere l’Olbia, ma nessuno ha voglia di prendersela troppo per il destino cinico e baro.
Michele Filippi, nel dopogara, si è affrettato a precisare che “quattro risultati utili consecutivi, l’Olbia non li faceva da due anni”. Cioè da quando quel galantuomo di Bernardo Mereu (il suo vice era lo stesso Filippi), usando più il buonsenso che la formula magica, riuscì a salvare la squadra, data per spacciata un po’ da tutti. Il tecnico è stato abile: la sua sottolineatura per gli ultimi quattro punti raccolti ha fatto da detonatore a eventuali domande “cattive” che qualcuno avrebbe potuto rivolgergli, visto che il successo pieno manca ormai dallo scorso 2 settembre.
Con una delle mille frasi fatte del mondo pallonaio, qualcuno mormorerà che “l’importante è muovere la classifica” e in effetti la classifica non è più tristemente statica. Rispetto all’anno passato, come ha rimarcato lo stesso titolare della panca, l’Olbia è sotto di un punto e dunque il bilancio non è in rosso, se si pensa che nella stagione scorsa a indossare la maglia bianca erano giocatori del calibro di Ragatzu (a proposito: qualcuno sussurra che sta per tornare a casa, come un figliol prodigo che si rispetti), Ceter, Iotti, Cotali, Pinna, giusto per fare qualche nome.
Insomma, il messaggio è chiaro e limpido: inutile piangersi addosso, recriminare per l’ennesimo brodino, imprecare contro i complotti o gli arbitri scarsi. E’ molto meglio puntellare questo pareggio con la considerazione che “la vittoria, prima o poi, con questo modo di scendere in campo e interpretare le partite, arriverà” (parole testuali dell’allenatore).
A questo punto, che si fa? Ci fidiamo? Sposiamo questa sventagliata di ottimismo? Massi, cerchiamo di essere più buoni (non siamo a Natale ma fa lo stesso), e di convincerci che qualche sbandamento degli ultimi tempi non deve significare che l’Olbia sia morta o moribonda, ma che invece sia capace di reagire positivamente alle avversità di una gara.
Va da sé, però, che la squadra vista all’opera nel primo tempo non ha brillato e il gol (“fortunoso” come lo ha definito sportivamente l’allenatore della Pro Vercelli Alberto Gilardino) con il quale i piemontesi sono andati in vantaggio (deviazione di Luca La Rosa nella propria porta, in mischia su perfetto traversone di Quagliata) è stato il frutto di una concentrazione non sufficiente, come troppo spesso è accaduto. E’ stato importante però aver trovato la forza di reagire, con un secondo tempo decisamente più consono alla forza della squadra e la rete di Robertone Ogunseye ha suggellato la capacità di uscire dalle sabbie mobili per non affogare.
Rieccoli, i tifosi, i ragazzi della Curvamare. La pioggia, il tasso di umidità, il vento non hanno fermato il folto drappello di giovani che per tutto il match – con ombrelli o senza -hanno incitato la squadra con cori nuovi e inediti. Bisogna partire da questa piacevole novità per porre le basi di una riscossa che – stando alle parole del tecnico, ma anche della squadra – sta per arrivare sotto forma di vittoria. Un evento – questo dei tre punti tutti assieme – che non accade dallo scorso 2 settembre. Il ritorno dei supporter sugli spalti del “Nespoli”- o almeno di una buona parte di essi – è un fatto di assoluto rilievo perché la loro presenza rappresenta una linfa per tutto il team dell’Olbia, e un motivo di orgoglio per chi è stato capace di far sentire quel particolare calore a chi lo aveva invocato senza urlarlo ai quattro venti (la squadra, ma anche lo staff).
Tutto bene contro la Pro Vercelli? Quasi. Fermo restando che nel calcio, come nella vita, non esiste la controprova, chi scrive ha una
curiosità. Sarebbe finita 1-1, la partita, se per esempio Filippi – quando l’Olbia già aveva già raggiunto la Pro Vercelli – avesse tenuto in campo Doratiotto e avesse inserito Parigi al posto di qualcun altro? Certo, la mossa sarebbe stata molto spregiudicata e questo aggettivo non si addice di certo al condottiero dell’Olbia, che è molto lineare e un po’ conformista, quando si tratta di cambiare. Sempre rimanendo in tema di allenatore, anche oggi un arbitro (non proprio il meglio della categoria) gli ha spiattellato in faccia un cartellino rosso, a pochi minuti da fischio finale. Suvvia, Michelino, non esagerare con le proteste: qualche tuo giocatore potrebbe imitarti.
OLBIA IN CIFRE
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