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Spizzichino lumbard travolge la peggiore Olbia della stagione

Redazione di Redazione
13 Ottobre 2019 ore 18:15
in Notizie
Tempo di lettura 3 min.
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Un’altra tegola sulla capoccia. Un tegolone fatto precipitare da un tal Spizzichino su un tetto che scricchiola, e fa pensare a un crollo anche di tutto quello che ci sta sotto, panchina compresa. Un macigno che genera una sconfitta, la sesta nelle ultime sette partite: se non è un record, ci manca poco.

Una partita, quella di oggi tra Olbia e Pro Patria (0-1), che sarebbe arrivata dritta in finale – anzi, sul podio – nell’ultima edizione del Festival mondiale dello Sbadiglio. Non ci credete? Beh, uno sguardo al taccuino – un taccuino triste e sconsolato – ed ecco la conferma: un (mezzo) tiro in porta dei lumbard (assist di Colombo, diagonale sul palo lontano di Spizzichino, appunto), neanche una conclusione, che è una, da parte della pattuglia sgangherata di Filippi.

Già, Filippi. Dopo essersi reso protagonista di una clamorosa epurazione (Muroni e Vallocchia spediti in tribuna), il tecnico dell’Olbia è apparso nervosissimo e un gesto di stizza in panchina ha fatto scattare per lui il cartellino rosso. Michelino è apparso teso anche in sala stampa, quando il sottoscritto gli ha fatto notare che ben tre allenatori orfani di panca avevano assistito alla sfida (si fa per dire) dagli spalti.

Uno è quel David Suazo di un Cagliari (con Zola ed Esposito) che ricordiamo tutti (Cellino però lo ha prima assunto a Brescia per poi cacciarlo, come gli è spesso capitato); l’altro è Mario Petrone, che abita in città, ma mancava da un pezzo dal Nespoli; il terzo è Raffaele Cerbone, un ex (2011-12) con trascorsi a Budoni e ad Arzachena.

Sorvoliamo su Daniele Conti, che in tante altre occasioni è stato visto al Nespoli, forse nelle vesti di inviato speciale di Tommaso Giulini per verificare lo stato di salute del suo capitale giocatori. A pensar male, sosteneva Giulio Andreotti, si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E dunque non è per nulla peregrino ipotizzare che prima o poi uno di loro possa prendere il posto di Michele Filippi, soprattutto se non arriverà in tempi rapidissimi la tanto sbandierata inversione di tendenza.

L’Olbia vista oggi non promette nulla di buono, per il futuro. A un primo tempo inguardabile, ha fatto da contraltare una ripresa a tratti solo decente, se si considera il possesso palla, ma non le finalizzazioni di una manovra zeppa di balbettii, errori, trame prevedibili. E’ un’Olbia sempre uguale a se stessa, soprattutto quando si rivela incapace di reagire a un momento non favorevole. A parte il fatto che il gol-partita di Spizzichino (nomen omen) non era irresistibile, non c’è stato neanche un momento in cui i bianchi abbiano dato l’impressione di poter e saper reagire per evitare l’ennesima batosta.

Che fare, ora? La palla – è il caso di sottolinearlo – ora passa alla società. Il presidente l’anno scorso – con una squadra decisamente più forte di quella attuale (solo Ragatzu faceva la differenza) – esonerò Filippi per molto meno, ma il suo sostituto (Guido Carboni) non si rivelò per nulla all’altezza di risollevare le sorti dell’Olbia, tant’è che Filippi tornò a occupare la sua panca.

È ovvio che Alessandro Marino, prima di rifare ciò che fece nella stagione passata, ora stia attentamente riflettendo sul modo più consono per uscire dalle sabbie mobili. Se però i risultati non dovessero giungere, per una legge non scritta del calcio che Filippi contesta con tutte le sue forze, il problema della titolarità della panchina sarebbe il primo da risolvere. L’attuale allenatore, in conferenza stampa, ha chiarito che sono solo due i motivi per cui dev’essere cambiata la guida tecnica: 1) che la società non abbia più fiducia in lui; 2) che la squadra non lo segua. Come sostenevano i latini tertium non datur (non esiste una terza soluzione). Mahhh, avrà ragione lui? Avvidecci.


Scovare qualcosa che funzioni nel giorno in cui l’Olbia celebra (si fa per dire) la sua peggior prestazione stagionale, è impresa ardua. E’ stata positiva, a ben pensarci, la decisione della squadra di correre – a fine partita – verso la Curvamare, quella popolata dalla tifoseria. Metterci la faccia, come hanno fatto i giocatori, dopo una prova negativa, è sempre sinonimo di onestà e coraggio. Speriamo che i calciatori capiscano anche da soli qual è la ragione di una crisi a dir poco preoccupante.


C’è stata una domanda, rivolta a Filippi dopo la partita. Eccola: “Tatti, giorni fa, parlando a nome di tutti, ha affermato che l’Olbia sa dove e come intervenire per invertire la rotta. Vorremmo sapere come e dove intendi intervenire tu per farlo, dopo quest’altra sconfitta”. Risposta del tecnico: “Non ho una ricetta, né la bacchetta magica. Solo con il lavoro, però, si possono trovare le soluzioni”. Mi sembra un po’ pochino.

 


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