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Lettere a Olbianova. “Aeroporto Plastic Free? Secondo me non si fa abbastanza”

Redazione di Redazione
18 Settembre 2019 ore 14:22
in Lettere
Tempo di lettura 4 min.
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In relazione al video sulla sostenibilità in aeroporto prodotto dalla Geasar dal titolo “Non inquinare” e condiviso anche da Olbianova, pubblichiamo di seguito una lettera aperta inviata all’AD della società di gestione dello scalo olbiese, Silvio Pippobello.

Sui siti internet dei giornali  leggo dell’ennesima iniziativa messa in atto per promuovere quanto di buono si sta facendo in aeroporto, ma, sinceramente, ho seri dubbi che questo video non sia altro che un semplice spot pubblicitario fine a se stesso.

Dico ciò perché penso che non si debba promuove l’Olbia – Costa Smeralda come plastic free, quando in realtà non si fa tutto il possibile per ridurre la plastica. Questo lo penso ogniqualvolta mi reco in aeroporto, ovvero quasi quotidianamente, visto che lavoro in ambito aeroportuale.

Ho notato che di recente (anche in questo caso tanti articoli sui giornali) si è passati, nella mensa di Karasardegna e negli altri punti ristoro sempre di vostra gestione, alle posate ed ai bicchieri compostabili, ma nulla si è fatto circa le bottiglie di plastica: 

– Le bottiglie acquistate prima dei varchi, anche presso uno dei punti di ristoro dell’aeroporto, se piene, non possono attraversare i varchi. Debbono essere deposte in appositi cestini posti prima dei controlli di sicurezza.

– Al contrario di altri aeroporti, sprovvisti come il Costa Smeralda, di scanner che accertano l’effettiva presenza di materiale pericoloso disciolto non possono essere svuotate e successivamente riempite perché non vi sono contenitori di raccolta che accettano solo liquidi prima dei varchi.

– Chi già viaggia plastic free, quindi magari con una personale borraccia di alluminio, è costretto a dover tornare ai bagni per svuotare la stessa e ripresentarsi ai controlli. Stesso discorso per chi volesse riutilizzare successivamente una bottiglia di plastica usa e getta.

– Una volta passati i varchi di sicurezza in air side quindi, vi sono dei punti ristoro che vendono e una lounge che offre ancora posate e bicchieri compostabili ma acqua minerale in confezioni in plastica da 0,5litri a 1,6€.

– Anche se si volesse attraversare i controlli con la propria borraccia vuota non è poi possibile fruire di dispenser di acqua potabile ed inoltre nei bagni l’acqua non risulta potabile. 

In sostanza, in air side, se si ha sete… Sì “produce” plastica. Se si è in aeroporto per accompagnare qualcuno in land side e si ha sete… Sì “produce” plastica.

In un’isola che lamenta siccità ad ogni estate, trovo dannoso che anche chi ha una borraccia di alluminio debba svuotarla per affrontare i controlli per poi comprare una bottiglia di plastica per potersi riempire nuovamente la borraccia perché impossibilitato a trovare altra soluzione vista la carenza di dispenser e la non potabilità dell’acqua dei bagni.

Non ho trovato ancora on-line il numero di passeggeri di agosto ma quello di luglio da articolo del La Nuova parla di 598’000 passeggeri. Considerando quindi per il solo mese di luglio solo 1 passeggero su 10 sarebbero “solo” 59’800 le bottigliette impiegate.

A queste vanno aggiunte quelle impiegate da chi fruisce dei servizi di ristorazione ma si trova in aeroporto solo per accompagnare o prelevare persone (parenti, amici, tassisti, NCC e similari), gli equipaggi in transito, le forze dell’ordine, le guardie giurate, il servizio sanitario, chi lavora negli autonoleggi e nei tour operator, tutti quelli che lavorano nei vari negozi e tutti gli altri lavoratori che mandano avanti la macchina aeroportuale tra i quali il personale Geasar e sue controllate, Airitaly, ENAC ed ENAV che fruiscono del servizio mensa.

Vi sono anche da considerare tutti coloro i quali non comprano la bottiglia di acqua ma, decidendo di accompagnarla magari ad un caffè, ne ordinano solo un bicchiere che viene servito anche qui in plastica. Tale acqua però proviene sempre da una bottiglia da 1,5 litri sempre di plastica.

Per ultime vi sono da considerare quelle bottiglie che vengono cestinate, magari con ancora preziosa acqua potabile dentro, prima dei controlli di sicurezza. Reputo quindi che il numero di 59’800 bottigliette sia una stima da rivedere decisamente al rialzo. 

Sarebbe auspicabile, per un aereoporto così prestigioso come il Costa Smeralda, adeguarsi agli standard europei e quindi consentire la scansione anche dei liquidi: non solo acqua ma anche altre bevande come succhi di frutta (contenuti in vetro o tetrapak) o magari latte per neonati.

Penso che sia importante fare un video ma penso che lo sia molto di più l’intraprendere iniziative concrete, per la salvaguardia dell’ambiente, sia come singoli che come società. Credo però che la società in primis debba fare il possibile tramite soluzioni ed accorgimenti affinché il singolo, specie se turista, venga agevolato a “fare bene” quindi é positivo pensare a riciclare ma ancora di più è importante il non produrre, e mi permetta anche vendere, il superfluo. Tale spinta a “fare bene” reputo debba essere massima per il Costa Smeralda in considerazione di quello che rappresenta la natura per Olbia e quindi mi scuso per le lungaggini ma, questa mail, la ritengo necessaria. 

Penso che magari dare il benvenuto ad un turista con una borraccia riutilizzabile piena di acqua fresca sia bello e altrettanto bello sia vederlo sorseggiare dalla stessa borraccia quando in fila in partenza al gate. Penserei che durante la permanenza sull’isola ha limitato l’impiego di plastica e riparte per il mondo con una borraccia sponsor della Sardegna.

Claudio Sofo

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