Nella Asl di Olbia o come si chiama da un po’ di tempo, Ats (Azienda Tutela Salute), nessuno li ascolta. A nessuno sembra interessare la sorte di undici autisti, che equivalgono a undici padri di famiglie, la maggior parte monoreddito, che il prossimo 31 dicembre guideranno le ambulanze degli ospedali di Olbia, Tempio e La Maddalena, per l’ultima volta. “Siamo arrivati a questo punto senza che ci sia stato qualcuno che abbia avuto la sensibilità di occuparsi di noi. E dopo tanta fatica e aver dato all’azienda ogni momento delle nostre giornate in turni o reperibilità, ora veniamo messi alla porta. Siamo veramente affranti”.
Il loro non è un grido di rabbia. Sono ragionamenti e constatazioni più vicini alla rassegnazione per un futuro che in nome di chissà quale logica, sta per essergli scippato. Eppure sarebbero a un passo dalla stabilizzazione ma, anche quella degli autisti è la solita storia. Poco prima che si maturino i giorni di servizio necessari all’obbligo per l’azienda ospedaliera di trasformare i precari in veri lavoratori, il timer si ferma alla cosiddetta “scadenza naturale”.
“Tra noi ci sono persone che vanno avanti da 14 anni“. Raccontano che ogni tanto, magari quando sono sul punto di raggiungere il traguardo, qualcuno dei piani alti si inventa la necessità di perfezionare il loro profilo aziendale e allora, pur di mantenersi il contrattino da 6 mesi, sono costretti a ripartire da zero. “Ancora oggi non abbiamo alcuna certezza ma il silenzio che ci circonda non è portatore di buone notizie, a meno di un ripensamento dell’ultima ora che somiglierebbe a un miracolo“.
Le persone che trascorreranno l’ultimo dell’anno senza nessuna voglia di alzare un brindisi sono tutte estremamente preparate. Hanno patenti di guida sovradimensionate, hanno svolto corsi professionali e, soprattutto, hanno dato corpo e anima all’azienda. Turni di lavoro massacranti e, specie d’estate, una reperibilità h24 che li obbliga ad una vita morigerata anche quando rientrano nelle loro case.
“Non possiamo permetterci di allontanarci perché in caso di chiamata dobbiamo essere alla guida entro trenta minuti. Ma noi siamo sempre sul posto pochissimi minuti dopo lo squillo del telefono che resta acceso giorno e notte. Questo significa che per noi non esiste un bicchiere di birra con gli amici né possiamo farci trovare stanchi o maldisposti. La nostra reperibilità che, spessissimo, vista la cronica mancanza di personale, si trasforma in nuovi e lunghi turni di lavoro per le strade, sembra non contare nulla. Eppure non ci siamo mai lamentati“.
Anche loro, di promesse, ne hanno ricevute parecchie: “Ricordo quando abbiamo trasferito i pazienti dal vecchio ospedale di Olbia al nuovo. Abbiamo ricevuto una marea di complimenti per il lavoro svolto senza soluzione di continuità. Tutto inutile anzi, utile per i degenti, vano per la nostra permanenza in azienda”.
A quanto pare i rinnovi sono finiti anche se i conti non tornano appieno. “E ora che succede? E’ fin troppo chiaro. Malgrado si parli di azienda unica, si continua a produrre disparità tra una sede e l’altra allo scopo di creare guerre tra poveri per continuare a rimpolpare la sacca dei precari. Sempre e solo precari.”
“Noi chiediamo di essere ascoltati – concludono gli autisti -. Vorremo che l’assessore Arru o Moirano (direttore generale Ats, ndr) ascoltassero le nostre ragioni. Con un pò di buona volontà si può trovare la strada per salvare undici famiglie dal baratro. Ancora ci speriamo. Chissà che sotto Natale succeda qualcosa di buono“.


