Ieri sera la piccola via Romana nel cuore del centro storico è diventata un (gremito) salotto letterario. Merito dell’incontro con l’autore Paolo Giordano e mediato dalla giornalista Caterina De Roberto, organizzato dalla libreria Ubik di Olbia in collaborazione con l’associazione Argonauti e l’associazione PULP. Presente anche l’assessore alla cultura Sabrina Serra, che ha aperto le danze al fianco di Marco Navone. L’occasione è stata la presentazione dell’ultimo romanzo dello scrittore torinese, “Divorare il cielo” (2018, Einaudi), all’interno degli eventi collaterali del Festival di Tavolara.
Forse il guaio è partire col botto, come quei cantanti che poi per un’intera carriera verranno sempre ricordati per l’album d’esordio o il primissimo tormentone. Ed è un po’ anche la storia di Paolo Giordano, arrivato oggi alla sua quarta pubblicazione a distanza di dieci anni da “La solitudine dei numeri primi”, successo di premi e vendite. E ci si affanna a cercare le somiglianze tra quel romanzo e questo, “Divorare il cielo”: “Sì, ma sono vicini solamente perché si affronta la crescita di alcuni ragazzi, poi le similitudini terminano – spiega lo scrittore, seduto in uno dei tavolini del corso, poco prima di iniziare -, pure adesso mi si fanno domande sull’adolescenza, ma questo non è un libro di adolescenti, si parla dei vent’anni e di un’età in realtà più vicina al mondo adulto.
In generale potrei dire che questo è un libro molto diretto”. Tra i temi di “Divorare il cielo” c’è quello dei punti di riferimento, nei quali spesso ci si rifugia o altre volte li si ripudia. “Vero, e nella mia vita – racconta Giordano -, li ho trovati soprattutto negli scrittori che leggevo, è una cosa sana cercarli, voler cercare un maestro”.
Poi però è ora di iniziare la presentazione, che terminerà poco dopo le undici. Circa due ore nelle quali il pubblico – quasi duecento persone – ha ascoltato in rituale silenzio il dialogo con l’autore. Ci si è addentrati all’interno di “Un libro di cui non è facile parlare senza averlo letto” dirà Giordano, e in effetti l’unico neo è stato forse il soffermarsi troppo su dettagli di personaggi e trama di fronte ad un pubblico che per gran parte ancora non aveva letto la storia (e che, se la leggerà, dovrà fare i conti con gli “spoiler” ascoltati).


