Nel giugno del 2014 lo sceicco del Qatar mette piede a Olbia per farsi un’idea della possibilità di impiegare un po’ di petrodollari in un’operazione mirata: rilevare lo scatolone bianco mai terminato dell’ex San Raffaele e investire un miliardo e duecento milioni di euro in un villaggio magico con annesso nosocomio, strutture di ricerca, hotel e strutture sportive, in un parco verde isolato sulla collina di fronte al Lido del Sole.
In città si riaccende la speranza di un futuro migliore fino a quel momento seppellita sotto le macerie di centinaia di abitazioni e imprese spazzate via dal ciclone Cleopatra solo sei mesi prima. Il tributo di sangue pagato da due bambini e quattro adulti è incancellabile ma un filo di luce sembra apparire in fondo al tunnel.
Ma da allora gli annunci dell’apertura della struttura si susseguono scanditi prima dal passare dei mesi e poi dal cambio delle stagioni. Arrivano a Olbia, in ordine sparso, dignitari del Qatar, ambasciatori e fiduciari senza kandura ma in abiti europei. L’Italia risponde con una visita a Doha e con i tappeti rossi di sindaci, governatori, ministri e premier. Si stringono accordi a Roma e Cagliari e ogni vota i titoli sull’apertura si sprecano…nel vero senso della parola.
Olbia cambia al volo i terreni agricoli in ospedalieri. Dall’altra parte si annunciano i partner internazionali: capofila General Electric. Poi è il turno della firma sanitaria: “Gestirà il Bambin Gesù” “Evviva” – rispondono da Olbia. “Anzi no, sarà il Gemelli”, “Evviva lo stesso” – rispondiamo tutti in coro. Si aprirà con Pediatria. Anzi, con telemedicina.
Mettono piede a Olbia manager che si accendono e si spengono come le candeline su una torta. E poi quelle domande alla mail annunciata dal plenipotenziario Lucio Rispo nella sala Giunta del Comune: l’ultimo numero ufficiale parlava di 70 mila curricula inviate alla Fondazione Luigi Maria Monti. Lo stesso Renzi se ne meravigliò. Parlò di entusiasmo verso il progetto. Noi, invece, di un terra disperata con i figli a caccia di un lavoro qualunque. Chissà che fine ha fatto quella montagna di carta e se qualcuno apre ancora quella mail.
A rendere le cose ancora più complicate e a tratti persino comiche, ci si mettono gli asinelli dagli zoccoli più lunghi delle unghie di Rihanna e il pastore/guardiano sopravvissuto a don Verzè. Entrambi, asinelli e pastore, accampano diritti di usucapione. Il Qatar non trema e risponde ritirando a nord il progetto dei parcheggi e pagando cento mila euro al pastore a sud per lasciare la casetta di guardia. “Abbattuti” i due ostacoli sembra fatta ma la situazione non cambia.
Dopo Renzi (a proposito qualcuno aspetta ancora il pagamento della struttura tecnica e delle migliaia di sedie a noleggio dell’inaugurazione/evento) avvengono ancora almeno altre due mezze inaugurazioni che richiamano la stampa ma l’ingresso ai giornalisti è ristretto al massino alla hall. Neanche si nasconda tra noi un informatore del Mossad.
Niente da fare. Entrano i politici e siamo costretti a fidarci di quello che ci raccontano all’uscita: “I lavori sono in stato avanzato” dicono a turno in momenti differenti il governatore Pigliaru, il presidente della Commissione Sanità, qualche assessore di passaggio e i due sindaci: Giovannelli e Nizzi.
Già, la politica! E’ triste e anche deprimente assistere al balletto di chi si schiera a favore e chi contro. Pollice su o verso che cambia a seconda dei malumori del PD. A parte il deputato Gian Piero Scanu capace di stare in equilibrio tra il sì a spada tratta per don Verzè che quando viene in città vive comodamente nella “casa rossa” con piscina da tre milioni di euro ai piedi dell’ospedale (sarà abbattuta in quanto abusiva), e il sì incondizionato al Qatar, altri politici lanciano strali soprattutto nella fase iniziale dei lavori allo scatolone bianco considerata “torbida”. C’è perfino chi adombra il sospetto di intrusione nel business dei lunghi tentacoli di “Mafia Capitale”.
Riceviamo comunicati al vetriolo di politici locali e regionali che, però piano piano, come avviene per i camaleonti cambiano pelle e posizioni senza alcuna vergogna. “Tanto, chi vuoi che si ricordi di quello che dicevamo quattro anni fa”.
Domani, venerdì 27 aprile, a Olbia il Consiglio comunale si riunisce per discutere ancora una volta del Mater Olbia. Onestamente abbiamo perso il contro di quante volte è stato allestito il teatrino delle dichiarazioni manichee con la parola di Dio (o Maometto) da una parte a benedire l’apertura della porta santa del Mater Olbia o il Satana demone contrario alla nascita del nosocomio più atteso della storia della Sardegna. Davvero, troppe volte.
Che succederà? Ancora una volta il punto interrogativo è d’obbligo. Lo usa persino il presidente del Consiglio, Giampiero Mura, scrivendo l’ordine del giorno: “Mater Olbia: fine di un’attesa?” Ci vediamo alle 17:00 a Poltu Quadu.


