Falsa partenza per la tassa di soggiorno a Olbia. Nei primi due mesi dalla sua applicazione, vale a dire dal 1° novembre al 31 dicembre del 2017, il comune avrebbe incamerato circa 18.000 euro. Il condizionale è giustificato in quanto si tratta di una prima stima non ancora ufficiale. Ma il dato clamoroso è che, a tutt’oggi, sarebbero pochissime le strutture regolarmente iscritte. E’ bene rammentare che l’applicazione della imposta di soggiorno è un obbligo di legge e, per questo motivo, sarebbero in arrivo accertamenti e salate sanzioni per gli operatori del settore ricettivo che, a quattro mesi dall’applicazione del tributo, non compaiono nella lista comunale.
Solo 18.000 euro in due mesi. Una media ben lontana da quanto l’amministrazione ha messo nel bilancio di previsione: 1 milione e 700 mila euro all’anno. Ma, a quanto emerge dai primi numeri, la causa non sarebbe imputabile ai pochi turisti che hanno scelto Olbia nei mesi “morti” di novembre e dicembre o perchè molte attività turistiche aprono solo in alta stagione. Le ragione della misera entrata, invece, sarebbe da ricercare nella “latitanza” degli albergatori.
A spanne gli hotel iscritti sarebbero meno di 20 tra 4 stelle e 3 stelle. Solo 7 gli Agriturismo, una decina le Case vacanze. Decisamente più precisi i gestori di B&B iscritti: Oltre 55, circa il 50% del totale. Insomma, comprendendo “altre tipologie” sarebbero poco più di 100 le strutture in regola con l’applicazione dell’imposta.
Occorre sottolineare che la tassa di soggiorno non è un tributo che l’albergatore può trattenere. Come stabilisce il regolamento, le somme vanno conferite all’Aspo (che si occupa della riscossione) nei tempi stabiliti.
A questo punto appare inevitabile l’attività di accertamento con l’incrocio dei dati di arrivi e partenze che gli operatori delle strutture ricettive sono obbligati a inviare telematicamente alla Questura. E’ possibile che dopo un primo avviso bonario per un rapido ravvedimento, scattino le sanzioni previste dall’articolo 9 del regolamento. Tra queste ne citiamo una: “Per l’omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta, si applica la sanzione amministrativa pari al trenta per cento dell’importo non versato”.


