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Olbia, 143 anni di passaggi a livello: “Basta con le sbarre, serve un tunnel ferroviario”

La proposta di Elio Derosas: realizzare un'opera sotterranea per eliminare le servitù di corso Umberto e via Porto Romano

Lettera inviata a Olbianova di Lettera inviata a Olbianova
11 Luglio 2025 ore 18:43
in Lettere a Olbianova
Tempo di lettura 5 min.
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1881 – Arrivo della Ferrovia a Terranova. Da 143 anni esistono i due passaggi a livello di corso Umberto e via Porto Romano e per i quali è calato un silenzio assordante in merito a una loro soppressione. Accettazione e rassegnazione sembrano ormai prevalere nella maggioranza che governa la Città, assente l’opposizione, mancanza totale di dibattito nei mezzi di informazione e quindi nell’opinione pubblica. Eppure mai come oggi la soluzione di questa indecenza secolare si pone in tutta la sua gravità, in seguito ai lavori in corso e ad altri previsti e annunciati dalle Ferrovie Italiane dalle quali è evidente e certa la volontà di perpetuare la permanenza delle sbarre per ulteriori 140 anni: in caso contrario tali interventi e gli altri in progettazione non sarebbero attuati, con risparmi milionari. Di seguito cerco di esporre il mio modesto parere.

In questo anno non sono passati inosservati i lavori in corso di miglioramento nell’area della vecchia stazione, sia nei binari, sia nelle recinzioni e nella sistemazione nei pressi delle sbarre di corso Umberto e via Porto Romano di antiestetiche torri di ferro alla cui sommità alloggiano due potenti fari: il tutto in stile retrò anni cinquanta; in città mancavano certe sculture di arte moderna.

Giorni fa la notizia sulla Nuova del previsto abbattimento dei ponti ferroviari sui rii Zozò e san Nicola e la loro ricostruzione più alti di un metro. Mi ha colpito l’euforia della maggioranza a tale comunicazione, giustificata certo dalla progettazione di un sottopasso nei binari e l’abbattimento dopo sessant’anni de “su cavalcavia”. L’accettazione in Municipio di tale soluzione manifesta la rinuncia a una futura e doverosa lotta alla eliminazione delle due servitù: un impegno assoluto che si dovrebbe perseguire per il bene e la crescita di una città civile. Mi sembra autoinfliggersi un ulteriore taglio degli attributi.

Ma siccome le “disgrazie” non arrivano mai sole ecco la nuova proposta delle Ferrovie: riportare i binari al Porto dell’Isola Bianca. Ricordo che il sindaco Nizzi se non erro alla sua prima legislatura eliminò tale collegamento, sopprimendo così il passaggio a livello senza sbarre alla radice del viale: e bene fece a farlo. Aggiungo che ai porti passeggeri di Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli, per citare i più importanti, il treno non arriva da decenni. Ma tornando al progetto: come sarà? Dovrà sicuramente innestarsi al binario esistente, “attraversare via Escrivà” e quindi un altro passaggio a livello, un’altra servitù, passare sotto il ponte del porto Romano e proseguire alla Bianca. Se consideriamo le sbarre dopo lo stadio Nespoli verso il rione Tannaule ecco che le barriere si sono raddoppiate. Ma è lecito chiedersi perché le FFSS stanno investendo e in parte già attuando su Olbia questi progetti milionari? (vedi bretella per l’aeroporto) Presentando i progetti beneficiano direttamente dei fondi PNRR, se ho ben capito.

Le Ferrovie danno, le ferrovie tolgono. Sebbene la nuova Stazione sia stata inaugurata e attivata nel 2021 i treni continuano a partire e arrivare a quella vecchia e le sbarre si aprono e si chiudono come sempre opprimendo e dividendo la città. Non ho sentito né letto alcuna protesta neppure la più flebile da chi di dovere.

Alcuni mesi fa a Oristano si è tenuto un importante convegno riguardante il potenziamento del porto: hanno partecipato il presidente dell’Autorità Portuale della Sardegna, i politici cittadini e regionali e tutti i dirigenti delle FFSS della Sardegna. In quell’assise si è stabilito che fra qualche anno il porto di Oristano diventerà il nuovo attracco delle Ferrovie per l’Isola, sostituendo quello di Golfo Aranci. Ho pensato subito che finalmente sarebbe stato eliminato il tratto ferroviario verso Capo Figari, non avendo in tal caso alcuna ragione di esistere. Le odiate sbarre eliminate, i ponti abbattuti e non ricostruiti, demolito il cavalcavia, una nuova e bella piazza nell’area della vecchia stazione, la basilica di San Simplicio collegata direttamente con il centro storico: un sogno di generazioni di Olbiesi che si realizza.

A sopire i legittimi entusiasmi alcuni mesi dopo una dirigente nazionale delle FFSS, sempre presente alle due manifestazioni di consegna dei nuovi treni blues, dichiarò la presunta volontà dell’Ente (o sua?) addirittura di elettrificare la linea per il paese Golfarancino. Evidente l’ignoranza di questa signora alle problematiche della rete ferroviaria isolana e al dibattito e alle proposte in corso ormai pluridecennali per modernizzarla. Assurda proposta, di buttare un pacco di milioni di euro su una linea antieconomica e inutile, benché in altra occasione la dirigente sostenne pervicacemente la remuneratività della stessa: può essere conveniente il collegamento con un paese di 2500 abitanti?

E infatti a contraddire l’amenità di certe affermazioni è l’impiego nella suddetta tratta delle peggiori locomotive in dotazione alle ferrovie sarde, vecchie di oltre trent’anni, sporche e rumorose, una sola macchina da cui scendono quasi a ogni fermata a Olbia non più di dieci persone. Negli anni sessanta e settanta del secolo scorso queste linee erano definite “rami secchi” e come tali soppresse: centinaia di chilometri eliminati, altri tempi, altri dirigenti.

Fra non molto alla Regione Sarda dovrebbero essere assegnati 5 miliardi di fondi PNRR più altri fondi comunitari europei. Mi permetto di suggerire molto immodestamente per la mia incompetenza in materia, al sindaco e alla sua maggioranza di provvedere alla elaborazione di un progetto di tunnel ferroviario che partendo a monte della nuova stazione ferroviaria attraversi la stessa nel settore dei parcheggi e continui lungo la vecchia stazione fino a dopo i cavalcavia.

Nel caso del collegamento con il porto, prevedere una diramazione in via Escrivà e sempre in tunnel arrivare alla Bianca alla nuova stazione ferroviaria ovviamente sotterranea. Avvalersi della preziosa collaborazione e consulenza o meglio ancora della progettazione della Technithal potrebbe essere una decisa e concreta possibilità affinché tale progetto sia finanziato. È fattibile tecnicamente quanto sopra? Forse la costruzione del tunnel sotterraneo in via Principe Umberto è stato sicuramente molto più impegnativo. Se pensiamo alle gallerie sotterranee per portare le acque dei canali in caso di alluvione al Padrongianus: un’opera ciclopica, gallerie in cemento armato larghe fino a 9 metri e alte 7 a 40 metri di profondità, progettate dalla stessa Technithal, il tunnel ferroviario a confronto è un progettino.

Forse dopo 140 anni la soluzione suesposta potrebbe essere sostenuta con convinzione e impegno, con la prospettiva della eliminazione delle odiate sbarre, una liberazione per la Città di una anacronistica e incivile servitù, non più accettabile dove esiste un porto e un aeroporto internazionale in cui transitano complessivamente sei milioni e cinquecentomila persone, una Città con oltre 65 mila abitanti, affermata turisticamente e industrialmente, con esponenziali e forti possibilità di crescita future. Credo che questa lotta dovrebbe essere un impegno assoluto e prioritario della sua classe dirigente, dovuto a Olbia, al miglioramento della qualità della vita e al benessere dei suoi abitanti.

Grazie dell’ospitalità.
Elio Derosas 

 

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