OLBIA. “Vi prego, non vi fermate, riportatemi i miei bambini a casa. Vi stiamo aspettando tutti. Peppe, Daniel ha bisogno di te come tu di lui. Lory mio, e tu invece, sto aspettando anche da te la gioia che diventi un bravo padre. Vi prego, tornate a casa da mamma. Mi mancate come l’aria. Siete la mia vita. Mamma vi ama tantissimo”. È il messaggio pubblicato su Facebook da Simona, madre di Lorenzo e Giuseppe Deiana, i due fratelli olbiesi di 20 e 24 anni scomparsi in mare sabato 19 aprile.
Un sabato come tanti, due fratelli, una barca e la passione per il mare. Poi il silenzio. Il mare ha inghiottito tutto, lasciando solo il rumore del vento e delle onde che si infrangono sugli scogli. Ogni tanto il suono dei motori della motovedette in perlustrazione spezza l’aria.
Sono trascorse 75 ore da quando Lorenzo e Giuseppe Deiana sono salpati da Olbia per la consueta battuta di pesca nelle acque di Golfo Aranci. Da quel momento, nulla. Nessuna comunicazione, a parte quella telefonata senza risposta allo zio in Ungheria delle 13:00 e nessun avvistamento. Anche il loro piccolo natante in vetroresina, un Molinari fuoribordo, sembra svanito nel nulla.
L’unica traccia riconducibile ai due fratelli è uno zainetto e un paio di stivali ritrovati sabato pomeriggio quando una violenta sciroccata ha investito il mare, costringendo anche i pescatori esperti usciti dal Lazzaretto, il porto storico dei golfarancini, a restare a terra.
“Sono arrabbiato. Nero – dice Claudio, 60 anni, pescatore, il viso rosso da migliaia di ore in mare –. Se penso a quei due ventenni che si sono trovati in barca con quella burrasca di sabato mi viene da piangere. Conosco il mare e so quanto può essere spietato se ti trovi in mezzo alle onde alte. Quel piccolo Molinari è da calma piatta. Non può minimamente affrontare la tempesta. Ha un’altezza di pochi centimetri e può imbarcare acqua anche con onde basse, figuriamoci con le onde di sabato scorso”.
Con voce ferma, ma visibilmente scossa, aggiunge: “Penso a quei due ragazzi e penso ai miei figli. Sono triste e anche arrabbiato perché nessuno gli ha consigliato di non uscire. È vero, per quasi tutta la mattina il tempo era buono ma se vai per mare devi saper leggere i segnali. Tavolara parla con le sue nuvole, persino con il colore delle rocce, e ti avverte quando è il caso di tornare in porto. Loro sicuramente non hanno capito i segnali del cambiamento veloce”.
Le ricerche, coordinate dalla Guardia Costiera di Olbia, proseguono via mare con il supporto motovedette e gommoni e via terra con Carabinieri, Barracelli e tanti volontari. Unica pista investigativa: un’analisi delle celle telefoniche a cui si sarebbero agganciati i telefoni dei due fratelli. L’incrocio dei dati da una direttrice di Nodu Pianu, portano a due secche molto frequentate da pescatori sportivi. I sommozzatori dei Vigili del Fuoco, guidati da Pietro Nurra, hanno scandagliato quel tratto ma senza risultati.
Nel frattempo, il paese vive nell’attesa. Tutti si immedesimano nella madre dei due giovani, Simona, che ha già perso il marito e ora si aggrappa alla speranza per i suoi figli, mentre a casa l’aspetta il terzogenito di 17 anni.
“Spero che questa scomparsa non si trasformi in tragedia – dice una donna che passeggia nervosamente sul porto –. Golfo Aranci ha già pianto tanti giovani persi in mare. È un mare bellissimo in primavera ma sa essere terrificante quando volge a tempesta. Penso anche che lì davanti, appena sotto Capo Figari, la profondità scende ben oltre i cento metri. Che tristezza vedere passare le ore senza una notizia. È troppo dura per una madre. Mi risulta – aggiunge – che stia passando il tempo sulla banchina della zona industriale di Olbia, da dove i figli sono salpati. Povera donna, che il Signore l’aiuti”.


