Si è svolto ieri pomeriggio, nella sala conferenze del Museo Archeologico di Olbia e davanti ad una folta platea, il convegno dal titolo “Codice Rosso e tutela delle vittime tra aspetti giuridici e psicologici” organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Tempio Pausania e dalla Società Italiana di Psicologia Clinica Forense.
Durante il convegno sono state analizzate le novità della legge n. 69 del 2019, nota appunto come “Codice Rosso”, nata con l’intento di modificare il sistema penale sostanziale e processuale al fine di garantire una maggiore e più efficace tutela alle vittime della violenza domestica e di genere.
Dopo i saluti iniziali di Carlo Selis, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Tempio Pausania, l’incontro, moderato da Ayesha Marcucci, consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Tempio Pausania, ha visto l’intervento di Gregorio Capasso, procuratore della Repubblica presso la Procura di Tempio Pausania.
Capasso ha voluto sottolineare che “il sistema penale non deve essere solo repressione ma anche tutela delle vittime a 360 gradi, con l’ampliamento non solo delle norme che si occupano direttamente della parte offesa ma anche di quelle che ne garantiscano una partecipazione più attiva al processo penale”.
Il procuratore della Repubblica ha quindi elencato le iniziative volte all’attuazione delle modifiche del “Codice Rosso”, con la stipula di un protocollo territoriale d’intesa che lega i Comuni di Olbia, Arzachena, Tempio e La Maddalena e con la creazione di quattro gruppi specializzati all’interno della Procura gallurese, di un servizio di prima accoglienza psicologica alle vittime oltre alla nascita di uno protocollo d’indagine, che necessita tuttavia di una particolare preparazione e competenza da parte degli operatori della Polizia Giudiziaria.
Nel suo intervento Gian Paolo Demuro, professore ordinario di Diritto Penale e direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Sassari, ha delineato le novità della legge n. 69 del 2019 e le sue criticità consistenti soprattutto in una indeterminatezza del testo, derivata dalla fretta del legislatore di farlo approvare, che rischia di vanificare le buone intenzioni del provvedimento.
Il “Codice Rosso” ha portato alla creazione di un percorso privilegiato per alcune fattispecie indicatrici di malessere in ambito familiare, all’inasprimento di alcune pene e alla nascita di quattro nuove fattispecie di reato: la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 387-bis c.p.) la costrizione o induzione al matrimonio (art. 558-bis c.p.), la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (art. 583-quinquies) e la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, reato noto al pubblico come “Revenge porn” (art. 612-ter c.p.).
“Una legge che ha il pregio di avere finalmente preso in considerazione le vittime di questi reati – ha concluso Demuro – ma che, nonostante le buone intenzioni, porta ad un giudizio meno positivo dal punto di vista della sua realizzazione pratica”.
Nell’ultimo intervento programmato Carmelo Dambone, docente dell’Università IULM di Milano e presidente della Società Italiana di Psicologia Forense, si è concentrato sugli aspetti psicologici delle vicende che hanno ad oggetto i maltrattamenti e sulla necessità che nelle vicende successive agli stessi intervengano esperti psicologi con una competenza specifica, anche per tutelare la serenità delle vittime soprattutto se minorenni.
Al termine del convegno sono intervenute Patrizia Desole, direttrice dell’Associazione Prospettiva Donna che nel solo 2019 ha difeso e protetto quasi duecento donne vittime di violenze nella sola Gallura, e Maria Grazia Molinas dell’Associazione Soroptimist, la quale ha descritto la recente nascita della “Stanza tutta per sé”, ossia la stanza dedicata alle audizioni delle vittime presso il Reparto Territoriale dei Carabinieri di Olbia e il futuro progetto di creazione di una “Stanza Rosa” al Pronto Soccorso dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Olbia.

